In data 17 aprile 2026, presso la sala conferenze della Biblioteca della città di Arezzo, l’Associazione Sbandieratori di Arezzo ha presentato il secondo volume della collana delle sinossi dedicate al gioco di bandiere della scuola aretina intitolato “La Schermaglia” che ripercorre i movimenti, lo spirito e la filosofia dell’esibizione acrobatica per eccellenza. Presso la Biblioteca i curatori dell’opera hanno raccontato le figure acrobatiche degli Sbandieratori di Arezzo in un dialogo con il nutrito pubblico in sala, composto anche da tanti acrobati del presente e del passato dell’Associazione. Con questo articolo riportiamo alcuni estratti di quella giornata.
“Mettere nero su bianco i movimenti è un punto di forza”
Giovanni Bonacci: Con questo volume abbiamo voluto mettere su carta quello che fino a questo momento è stato tramandato in forma orale. Abbiamo anche riportato la copia anastatica del libretto del 1963 a opera del Prof. Vittorio Dini, proprio su questa rappresentazione a metà tra il teatro e l’esibizione dello sbandieratore. La schermaglia ha avuto tanta fortuna e continuiamo a portarla nelle esibizioni, distinguendoci anche da esibizioni di altri gruppi che portano lo stesso nome, pur essendo molto diverse e senza raggiungere lo stesso livello. Mettere nero su bianco questo movimento è un punto di forza, questo vale anche relativamente al primo numero della sinossi con i nostri movimenti.
Stefano Martini: Un ringraziamento a tutti i ragazzi che hanno partecipato alla stesura della sinossi. Sono stati fantastici, non era facile mettere per iscritto i movimenti e i passaggi della schermaglia. In particolare, un ringraziamento ai due elementi che si sono prestati per le foto: Massimo Donati e Lorenzo Piazza.
Giovanni Bonacci: L’intuizione della schermaglia non nasce solo come lotta tra il bene e il male. Il gioco della bandiera in antichi manuali era utilizzato come addestramento per l’uso dell’arma. Questo utilizzo bellico della bandiera è stato tradotto in un messaggio di pace. Nel movimento della schermaglia il duello non è tra un soggetto che rappresenta il bene e uno che rappresenta il male, ma entrambi nella scena finale dell’esibizione ritrovano l’armonia, perché stima e dialogo e passione comune portano a esiti positivi.
“C’è una differenza tra un salto di un acrobata e l’esibizione della schermaglia”
Stefano Martini: La schermaglia si è evoluta nel tempo. I primi interpreti hanno trasmesso tanta passione e interpretazione ed è la cosa su cui noi ci battiamo anche oggi nell’insegnarla ai ragazzi. La schermaglia non è un’esibizione come un singolo, una coppia o un saggio, ma è una rappresentazione teatrale. Con il tempo i movimenti si sono affinati, sono diventati più fluidi e gli acrobati stessi prima di diventare acrobati fanno il corso da sbandieratori, come hanno fatto i nostri ragazzi più giovani. La padronanza della bandiera li aiuta a svolgere i movimenti giusti e corretti.
Stefano Giorgini: Dal punto di vista tecnico il primo anno gli acrobati fanno la scuola da sbandieratori per poi essere inseriti negli allenamenti specifici, ognuno poi cura il proprio corpo con un allenamento anche in altre palestre. Dal punto di vista psicologico sono più complessi…si scherza. Nell’esibizione hanno necessità più particolari, devono stare attenti al terreno in cui si sbandiera.
Leonardo Calcini: La schermaglia è la prima rappresentazione dove è stato presentato un acrobata con le sue evoluzioni, nata da una intuizione del Prof. Dini che, attraverso studi storici e sociologici, aveva messo insieme questa rappresentazione teatrale, oltre i soli movimenti di bandiera o i salti dell’acrobata.
Stefano Martini: Abbiamo la fortuna di avere vari tagliatori che si sono avvicinati alla schermaglia, citiamo Daniele Serboli e Massimo Donati e a loro si aggiungono tutti i ragazzi acrobati. Ogni anno cerchiamo di inserirne qualcuno di nuovo e, nel fare la schermaglia, ogni volta vedo nei loro occhi uno stupore, perché non pensavano fosse così complicata. La schermaglia è fatta di gesti, di sguardi, di ritmo e loro sono degli attori. Ci vuole tempo, pazienza, costanza e tanta esperienza in palestra e poi in piazza. Enzo Leprai con le sue idee geniali e innovative ha saputo rinnovare il reparto acrobatico, la sua eredità è stata poi presa da Leonardo Calcini e Paolo Severi che sono diventati colonne portanti della parte acrobatica. Quando si insegnano certe figure o certi passaggi avere loro come memoria storica per noi è una grande fortuna.
“La parte acrobatica è la ciliegina sulla torta”
Leonardo Calcini: Ci sono anche altre esibizioni acrobatiche. È doveroso ringraziare Gigi Salvadori che è il maestro di tutti noi e che da validissimo ginnasta ha avuto l’intuizione di rappresentare con la bandiera delle evoluzioni di corpo libero. Il singolo acrobatico è diverso dalla schermaglia, ma da lì sono nate anche altre figure come la coppia acrobatica. Enzo Leprai, successivamente, seppe interpretare questi insegnamenti e portò una mentalità fatta di ricerca di perfezione dei movimenti, portando anche una squadra acrobatica e tante esibizioni anche in Piazza Grande.
Stefano Giorgini: Negli ultimi anni dal punto di vista tecnico abbiamo percorso un livello alto di esibizione, anche con scambi rischiosi. La parte acrobatica è la ciliegina sulla torta, ma gli acrobati hanno bisogno di essere inseriti in un ambiente specifico con musiche particolari e uno sfondo di sbandieratori che componga un quadro, con il protagonista principale di fronte e lo sfondo dietro.
Leonardo Calcini: Il costume da acrobata è diverso da quello dello sbandieratore. Chi veste i panni dell’acrobata è un ginnasta e deve potersi muovere in libertà, anche se complessivamente appaiono simili agli altri costumi. La calzamaglia integrale copre dal collo ai piedi e il costume non è solo un costume senza maniche, ma ancora più leggero e aperto sul lato. Immancabile lo scudetto di Arezzo e il cappuccio. Importanti sono gli stivali perché la suola deve consentire di saltare agevolmente in tutti i tipi di terreno senza paura, anche se ognuno poi ha una propria sensibilità e il proprio personale paio di stivali.
Stefano Martini: Il legame che si crea tra il tagliatore e l’acrobata è qualcosa di incredibile e con totale fiducia l’uno nell’altro, in particolare l’acrobata deve fidarsi ciecamente dello sbandieratore. È stata una esperienza bellissima vedere l’esordio dei nostri giovani, si vedeva nel loro sguardo un po’ di timore mentre cercavano in noi sicurezza e tranquillità. Fanno sempre un lavoro bellissimo. Ogni acrobata ha un proprio modo di fare la rincorsa e di fare il salto e il tagliatore deve adattarsi a loro, non ostacolarli con i movimenti di bandiera e verificare i posti in cui farli saltare.
“Qualche rotella fuori posto ci dev’essere”
Stefano Giorgini: Quando sono entrato nel 1982, il Gigi aveva già smesso di fare le esibizioni, ma sono cresciuto sentendo citare il suo nome nel gruppo. Quando poi sono diventato direttore tecnico nel 2010, il secondo Saracino è stato in occasione del cinquantennale dell’Associazione. Abbiamo fatto l’esibizione con cinquanta sbandieratori e ricordo che il Gigi fece la schermaglia. Penso sia stato davvero un momento unico.
Stefano Martini: Ricordo una volta di non essermi accorto di un tombino e non di essere riuscito ad interpretare i gesti di Paolo, l’acrobata. Quando ha fatto il tuffo sopra di me ha gridato “tombino!”. Indelebile anche aver sbandierato per l’inaugurazione di Italia ‘90 di fronte a 80.000 persone, compreso il Santo Padre.
Leonardo Calcini: Come tanti acrobati del mio tempo siano stati allievi di Gigi Savadori e lui ci ha sempre detto che per fare l’acrobata qualche rotella fuori posto ci dev’essere. Nei primi anni ’90 mi capitò al Carnevale di Nizza che in un momento di sosta un carro dietro di noi iniziò a definire gli sbandieratori e l’Italia in modo un po’ macchiettistico. Con il mio francese scolastico e con una schermaglia improvvisata dimostrai che l’Italia era ben altra cosa.
Giovanni Bonacci: Ricordo che eravamo all’Hotel Hilton di Roma con un palco piccolo in una sala riunioni. L’acrobata Enzo Leprai entrò nel palco con un tuffo e il celebre presentatore Nunzio Filogamo disse “applaudiamo questa scultura biologica”. Altro aneddoto è un’esibizione in un piazzale molto ampio diviso a metà da un guardrail e il tagliatore, con spirito di adattamento, non escogitò nulla di meglio che appoggiarsi con la schiena al guardrail per far saltare l’acrobata oltre l’ostacolo.
da “L’Alfiere” – n. II – 2026, pagg. 2-3
Lorenzo Diozzi







