L’Associazione Sbandieratori di Arezzo ha presentato al pubblico in data 9 novembre 2024 il proprio ultimo libro “Bandiere al Vento”, un volume nel quale, tra tantissime fotografie e testi scritti direttamente dai protagonisti, viene narrata l’attività dell’Associazione e l’impegno per promuovere la città di Arezzo e l’arte dello sbandierare. Chi si è occupato della redazione del libro e della raccolta di tutto il materiale fotografico a fine 2023 mi ha chiesto di occuparmi della “parte emozionale”, cogliendo, nelle varie attività del gruppo, alcune frasi, citazioni e parole ricche di significato. All’interno del libro ci sono numerose brevi frasi raccolte da me e ritengo che, affiancate alle giuste fotografie, si tratti di parole capaci di raccontare la passione, l’impegno, il divertimento e l’emozione dello sbandierare. Per varie ragioni di natura editoriale, sono tuttavia numerose anche le parole da me raccolte che non hanno trovato spazio all’interno del libro ma che riescono comunque a raccontare un pezzo dell’Associazione e che, a mio parere, meritano di trovare una pubblicazione tra le colonne della Rivista L’Alfiere con questa serie di articoli.

Un motivo di emozione riguarda il poter girare il mondo con gli Sbandieratori di Arezzo e i ricordi legati alle trasferte:

Tommaso Capacci: essere sbandieratori vuoi dire fare trasferte e viaggiare. Nonostante io sia nel gruppo da due anni e mezzo ho già fatto decine di trasferte. Se penso ad un ricordo è quando in Francia abbiamo partecipato ad una cena con tanti altri gruppi, c’erano persone anche dalla Ungheria, Bulgaria ed altri luoghi che hanno iniziato a suonare le loro musiche tradizionali e noi ci siamo uniti ai balli e mi ha fatto molto piacere vedere questa integrazione. È questa la bellezza di viaggiare con un gruppo rispetto che da soli. Sembra che si possano fare meno esperienze ma in realtà si scoprono cose molto diverse da quelle che ci aspettava. Essere nel gruppo sbandieratori poi non è solo fare le trasferte ma è vivere il luogo nel quale vai. Nel momento nel quale ci vestiamo portiamo in tutto il mondo i nostri movimenti, le nostre tecniche, le nostre musiche nel mio caso. Questo è il fulcro del messaggio, portare fuori dal nostro ambiente la nostra qualità ma anche le nostre emozioni e la nostra fierezza nell’esibizione e nello spettacolo. Senza questo non sarebbe uno spettacolo degli sbandieratori di Arezzo.

Matteo Marcantoni: la cosa che rappresenta meglio le trasferte è un ricordo della trasferta in Armenia di alcuni anni fa. Eravamo in un piccolo paesino, povero e lontano dai centri più grandi. Lì abbiamo fatto un’esibizione ed immediatamente dopo un gruppetto di bambini è corso da noi con penna e carta per chiedervi degli autografi. Questo è uno di quei momenti che ti fanno capire cosa vuol dire essere parte di un gruppo come il nostro. Regalare felicità, stupore ed intrattenere il pubblico, anche se per pochi minuti, è davvero uno scopo nobile e giusto. Vedendo i sorrisi di quei bambini poveri, ho pensato che quell’esibizione è stata una delle cose più importanti e belle che abbia mai fatto in vita mia.

Altro tema importante per gli sbandieratori sono i giovani e le nuove leve. Ho chiesto un commento a chi è giovane adesso e un consiglio a chi giovane lo è già stato.

Matteo Marcantoni: da giovane, l’ambiente del gruppo può intimorire. Però dandoti l’opportunità di parlare con persone di diversa età, estrazione sociale, opinioni politiche e personali, ti dà la preziosa opportunità di capire cosa è più affine alla tua natura e quindi ti permette di conoscerti meglio. Da grande poi, essendo parte integrante e viva del gruppo, la responsabilità di introdurre i giovani alla vita del gruppo passa sulle tue spalle. Insieme a questa però hai anche l’opportunità di migliorare e cambiare le dinamiche del gruppo in modo più conforme alla tua persona e ai tuoi valori.

Sirus Casini: negli ultimi 15 anni, non essendo entrati ragazzi che hanno resistito agli impegni del gruppo, ho visto crescere e maturare le persone già presenti che a loro volta hanno cambiato l’associazione dall’interno.  In questo lungo periodo di permanenza sono passato da essere un studente a un ingegnere e questo inevitabilmente si è riflesso su come vivo la vita di gruppo. Quando c’è stata la pandemia mi sono accorto di quanto essere sbandieratore fosse una parte importante della mia vita, il gruppo mi ha accolto da ragazzino e mi ha fatto crescere sia dal punto di vista caratteriale che relazionale. Entrare negli sbandieratori mi ha permesso di conoscere tante persone che sono diventate per me amici cari, senza contare il fatto che mi ha dato la possibilità di vivere i rapporti nel tempo a prescindere da quello che riserva la vita.

Molti sbandieratori mi hanno anche parlato delle proprie emozioni, delle esperienze fatte con il gruppo e della sensazione del far parte di una Associazione:

Gabriele Mori: l’Associazione Sbandieratori non si tiene in piedi da sola per questo ognuno di noi dovrebbe prendere parte all’interno del gruppo di una piccola parte, anche se minimamente, a mantenere le cose come le conosciamo. Ad esempio, è utile aiutare a dare una mano all’apertura della sede per gli eventi o aiutare il magazziniere con la sistemazione del costume e l’attrezzatura o, ancora, cercare nuove trasferte da far fare al gruppo. Infine, non posso non citare l’intera gamma di sensazioni spettacolari che si provano nel vestire con un costume ed esibirsi, soprattutto in piazza. Per quando ogni sbandieratore possa avere esperienza, ogni esibizione è quasi come fosse la prima volta. In particolar modo al saracino. Dico solo che, quando arriva il turno di entrare in piazza e iniziano a suonare i tamburi, passa un lungo brivido per tutta la schiena e si trema dall’emozione.

Federico Ginestroni: essere socio è bello perché ci si interfaccia con persone diverse, è importante far parte di un gruppo così a livello di crescita personale. Ci sono persone più scherzose o più serie, ma parlando e condividendo le idee su tanti argomenti si trova sempre un modo per darci la mano. Non è facile trovare un gruppo così e composto di così tante persone. Si crea una vera e propria famiglia. Portare il costume e mostrare quello che si è costruito è sempre bello ed è anche una sfida a migliorarsi. Vedere così tante persone che ci ammirano è indescrivibile a livello di soddisfazione e di bellezza. Al giorno d’oggi non è facile mantenere una relazione con un gruppo storico come il nostro, per tanti ragazzi può essere una cosa da prendere alla leggera ma non lo è. È bello vedere così tante persone mettere così tanto impegno per tenere viva una cosa, a volte anche semplicemente per il gusto di farlo vedere bene agli altri con fierezza e per fortuna abbiamo questo gruppo che ci permette di farlo.

Massimo Donati: sono onorato di far parte di questa associazione e di essere riconosciuto per questo. Rispondere di sì alle domande “sarai in piazza a giugno/settembre?” da parte di persone esterne all’ambiente giostresco mi fa sentire realizzato ed orgoglioso. Prima dell’esibizione, soprattutto se si parla della giostra, c’è come una sensazione di panico misto a determinazione. Provo a spiegarmi: durante le esibizioni, soprattutto quelle più importanti, dopo il preavviso di inizio è come se tutto il pubblico sparisse, la vista e l’udito si fissano sui compagni di bandiera e sulle musiche che ci accompagnano. Al saluto finale, soprattutto se un’esibizione è andata bene, è come vincere un mondiale. Io sono entrato nel gruppo perché mio fratello ne fa parte (e anche mio padre in precedenza). Provo ammirazione per loro e sono contento di avere avuto degli apripista così. Mi ricordo quando d’estate andavo a vedere gli allenamenti al campo da rugby dietro al centro affari, e mi dicevo: quando sarò grande anche io voglio essere lì con voi. Il magazzino è un impegno a livello organizzativo e non nascondo che a volte si può perdere le staffe quando il materiale da parte del gruppo non è mantenuto nella maniera corretta o non riconsegnato nei tempi prestabiliti. Inoltre, in magazzino c’è sempre qualcosa da fare (ride). Però vedere 60/70 persone entrare in Piazza Grande vestite in maniera impeccabile fa capire che il tuo lavoro ha contribuito a far figurare al meglio l’associazione.

da “L’Alfiere” – n. II – 2026, pagg. 10-11

Lorenzo Diozzi