Dal 27 al 30 giugno il nostro Gruppo ha vissuto un ritorno speciale in Germania, per far volare le bandiere sul Cielo di Neuburg an der Donau, in occasione della Neuburger Schlobfest. È così che abbiamo conosciuto Christian e Marika: assistenti, interpreti, organizzatori ma soprattutto ospiti eccezionali, capaci di accoglierci con amicizia e cordialità. Con loro è nata subito un’intesa spontanea e, grazie a questa complicità, è nata questa intervista attraverso la quale vogliamo portarvi alla scoperta dell’affascinante Festa del Castello di Neuburg.

Christian, ci racconti com’è nata la Festa del Castello e cosa la rende così speciale per voi?
Fedeli al motto “Una festa dei cittadini per i cittadini”, dal 1976 gli abitanti di Neuburg celebrano, inizialmente ogni anno e poi ogni due, il periodo più glorioso e splendente della città: il Rinascimento. Come in un viaggio nel tempo, per due settimane strade, piazze e palazzi si trasformano in un grande palcoscenico dove arte, cultura, storia e buon cibo convivono in un’atmosfera unica riportando i fortunati presenti al XVI secolo.
Per noi, la Festa del Castello rappresenta una quinta stagione dell’anno, da celebrare con grande gioia, impegno volontario e amore per i dettagli. Non importa dove la vita abbia portato le persone, per la Festa del Castello tutti tornano a Neuburg. E non solo i cittadini godono delle meraviglie della festa, ogni edizione accoglie più di 100.000 visitatori, che si lasciano conquistare dal fascino del centro storico rinascimentale e barocco, uno fra i meglio conservati in Germania. È questa magia, fatta di storia e tanta passione, a rendere la Schlobfest la più grande festa del suo genere nel Paese.
Marika, quello che ci ha colpito è che, varcando la porta del centro storico, sembra davvero di entrare in un’altra epoca. Cosa succede in quei giorni?
Durante la Festa del Castello, Neuburg si trasforma in un vero e proprio set rinascimentale. Gli edifici e le chiese più importanti, affacciati in posizione scenografica sul Danubio, diventano lo sfondo perfetto per questa magia. Ogni cittadino possiede un abito d’epoca e partecipa con orgoglio: cori, orchestre, gruppi di danza, guardie, compagnie di lanzichenecchi e persino una fanfara animano le strade. Molti di questi gruppi sono nati proprio grazie alla festa e alcuni, come la fanfara Ottheinrich, sono diventati famosi anche fuori città. Tutti, però, restano uniti da un legame speciale di amicizia e dallo spirito di appartenenza alla famiglia della Festa del Castello: la vera anima dell’evento.
A Bachhoffer, un altro amico si è unito all’intervista: puoi raccontarci qualche curiosità storica legata alla Festa del Castello?
La nostra festa affonda le radici in un episodio importante della storia bavarese. Nel dicembre 1503 morì il duca Giorgio il Ricco, della dinastia dei Wittelsbach, senza eredi maschi. Contrariamente alle regole dell’epoca, decise di lasciare il principato alla figlia Elisabetta. Questa scelta scatenò una guerra di due anni che devastò gran parte della Baviera. Con la pace di Colonia del 1505, le ostilità si conclusero: il territorio di Elisabetta, già deceduta insieme al marito Ruprecht, venne diviso tra gli eredi “legittimi”. Ai due figli orfani, i principi Ottheinrich e Filippo, toccò un piccolo ma prezioso principato composto da territori sparsi, con capitale Neuburg sul Danubio e residenza secondaria a Lauingen. Fu in quell’occasione che Neuburg ricevette anche il suo stemma: due bambini nudi su cavallucci di legno, davanti a una porta cittadina sorvegliata da un leone, simbolo della Baviera.
Ecco a cosa faceva riferimento lo spettacolo con i cavallucci di legno che abbiamo visto all’interno del castello.
Bachhoffer prosegue:
Il maggiore dei due fratelli, Ottheinrich, figura tipicamente rinascimentale, realista e appassionato di arte e scienza, assunse il governo nel 1522. La sua vita fu intensa e combattiva: nel 1529 sposò il grande amore della sua vita, Susanna di Baviera (1502-1543), ma il matrimonio non ebbe figli.
La sua straordinaria creatività lasciò un’eredità duratura: gran parte del castello di Neuburg, il celebre castello di Heidelberg, importanti biblioteche e prestigiose collezioni d’arte. La sua raccolta di armature ornamentali è oggi custodita in musei di Londra e New York. Alla sua morte, nel 1559, da elettore del Palatinato, pesava quasi 200 kg. La tomba, situata nella chiesa dello Spirito Santo a Heidelberg, fu distrutta e saccheggiata dalle truppe francesi nel 1693.
Il principato del Palatinato-Neuburg, pur trovandosi nel cuore della Baviera, rimase completamente indipendente fino al 1808. Il periodo di governo di Ottheinrich e dei suoi successori, Filippo Ludovico (1547-1614) e Wolfgang Guglielmo (1578-1653), è considerato l’epoca d’oro del principato.
Christian continua
La Festa del Castello di Neuburg celebra la nascita del principato, con particolare riferimento alla pace del 1505, e rievoca il periodo più splendente del Palatinato-Neuburg, dal Rinascimento fino all’inizio del XVII secolo. Gli eventi si ispirano a tradizioni storiche ben precise: l’arrivo dei principi in barca sul Danubio, seguito dalla parata nella Città Alta per l’apertura ufficiale; la distribuzione di cibo ai poveri davanti alla chiesa di San Pietro; i giochi equestri, come la tradizionale giostra ad anello.
Marika, qual è il significato della danza dei cavalieri con i cavallucci di legno e perché è così centrale nella festa?
La danza dei cavalieri con cavallucci di legno, eseguita dai bambini davanti a un pubblico numeroso e partecipe, è il vero cuore della Festa del Castello. Ispirata a un balletto equestre del 1574 e alla storia dei principi Ottheinrich e Filippo, venne riproposta in chiave infantile nel 1955 dal compositore Paul Winter, in occasione del 450° anniversario del Palatinato-Neuburg, con la coreografia di Senta Maria Schmidt. Il grande successo portò, nel 1976, alla sua ripresa ufficiale e da allora musica e coreografia sono diventate il simbolo stesso della manifestazione.
La Festa del Castello celebra la storia di Neuburg e dei suoi cittadini, il Rinascimento e l’inizio dell’era moderna, accogliendo ogni anno gruppi internazionali. Tra questi non mancano mai gli sbandieratori italiani, legati a una tradizione rinascimentale che affonda le radici proprio nella Penisola. Quest’anno siete voi sbandieratori di Arezzo ad aver incantato il pubblico con le vostre spettacolari esibizioni, conquistando tutti e lasciando un ricordo indelebile della vostra partecipazione.

Per noi è stato un vero piacere essere vostri ospiti, perché i nostri Alfieri si sono sentiti subito parte integrante della festa. La gente in costume, gli stendardi e i drappi alle finestre degli antichi palazzi del centro, insieme agli altri gruppi in abiti d’epoca, ci hanno fatto sentire protagonisti della rievocazione storica. Speriamo davvero di aver dato un buon contributo al successo della manifestazione.
Ci auguriamo inoltre che presto le nostre bandiere possano tornare a colorare il cielo di Neuburg e a divertire il pubblico, sempre così caloroso e partecipe. Salutiamo con affetto tutti i nostri ospiti, ringraziandoli per il tempo che ci hanno dedicato, invitandoli a venire a trovarci ad Arezzo che, come Neuburg, custodisce tesori artistici e la Giostra del Saracino, ricordo e testimonianza anch’essa di epoche passate.
da “L’Alfiere” – n. III – 2025, pagg. 14-15
Carlo Lobina







