Nel maggio del 2026 la rivista periodica dell’Associazione Sbandieratori di Arezzo ha festeggiato 10 anni di pubblicazione. Un traguardo molto sentito e mai messo in dubbio, segno della vitalità e partecipazione che gli sbandieratori possono vantare. Con il presente articolo, autocelebrativamente pubblicato sullo stesso L’Alfiere, si ripercorrono la storia e i retroscena della rivista.

“Autorizzazione Tribunale Arezzo n. 2/16 del 23/05/2016” con questa frase andava alle stampe il primo numero della rivista L’Alfiere – Periodico di informazione dell’Associazione Sbandieratori di Arezzo e con questa frase si apre il presente numero. Eccezionalmente, per quel primo anno, editorialmente iniziato a maggio, la rivista fu quadrimestrale ed uscirono 3 numeri in totale (maggio-settembre-dicembre). Per gli anni successivi L’Alfiere divenne trimestrale con quattro pubblicazioni nell’anno: a marzo, a giugno e settembre, nel periodo della Giostra del Saracino e a dicembre in occasione della famosa cena di auguri dell’Associazione del giorno 28. Scorrendo la collezione degli Alfieri, il primo numero appare oggi come prototipale, tanto per la scelta della carta, quanto per la stampa e l’impostazione grafica. Inoltre, fino al quarto numero (aprile 2017) L’Alfiere ha cambiato ad ogni stampa tipologia di carta, toni di colore e impaginazione, trovando finalmente dopo il 2017 uno stile proprio e riconoscibile. Inoltre, il primissimo numero si componeva di 8 pagine, le successive 4 uscite (fino a giugno 2017) avevano 12 pagine, mentre tutte le uscite successive, questa compresa, hanno trovato la propria essenza nelle 16 pagine totali. In ogni pagina di ogni numero sono sempre state presenti grandi e significative immagini a colori, strumento necessario per provare a trasmettere emozioni e bellezza dei costumi e delle esibizioni. Fino al numero di settembre 2018 la prima pagina si componeva anche del “box sommario” con un’anticipazione degli articoli contenuti. Dopo quel numero, e fino ad oggi, è stata invece preferita un’impostazione grafica fatta da una grande prima pagina fotografica, capace maggiormente di attirare la curiosità del lettore. Sfogliando con spirito archivistico nel primo numero troviamo il saluto del Presidente Giovanni Bonacci che parla della rivista come di “un progetto ambizioso”, alcuni articoli dedicati alle trasferte fatte in quel periodo, la prima delle simpatiche descrizioni dei consiglieri dedicata a Jacopo Nardoianni, un articolo sul nostro acrobata Gigi, l’angolo del circolo e l’intervista doppia a Paolone ed Enrico. Fin da questo numero era possibile trovare le rubriche fondamentali per L’Alfiere, tra la celebrazione dei nostri protagonisti, il racconto delle trasferte e quel pizzico di ironia e simpatia utile a rappresentare su carta l’essenza dell’Associazione. Restando sul tema delle rubriche, meritano di essere citati i tanti articoli di Simone Duranti, con approfondimenti storici e sociali che prendono spunto dalle nostre trasferte, con alcune importanti riflessioni sul nostro ruolo, talvolta involontario, nel mondo. Altra rubrica importante per l’Associazione è l’Angolo del Circolo che ha saputo raccontare negli anni tutti gli incontri, le feste, i tornei sportivi, le gite, la sede, le mostre fotografiche con protagonisti i nostri soci, compreso un ricordo per i laureati e per i figli nati. Nel tempo si sono poi aggiunte importanti interviste a personalità del mondo della Giostra e articoli dedicati a storia, storie e curiosità della città di Arezzo, spesso con un taglio differente rispetto alla semplice raccolta di date e descrizioni. Più di recente, dal numero di luglio 2024, sulle colonne della rivista è anche iniziata la rubrica che ha la missione di raccontare ogni nostro costume, parlando dei colori, dei simboli, dei luoghi e degli sbandieratori che lo vestono. In un articolo del marzo 2023, Natalia Cangi, la Direttrice organizzativa della Fondazione Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano, durante un’intervista sull’attività della fondazione e sull’importanza del diario, riconobbe nella nostra rivista “uno stratificarsi di esperienze” e “lo specchio di un’evoluzione”, raccontando alcune rubriche dedicate alle nostre esibizioni come un diario associativo.

Alcune copertine de L’Alfiere (I-1; III-3; VI-1; X-4)

L’ingrediente segreto della ricetta non si rivela mai, ma è interessante parlare di come funziona il dietro le quinte dell’Alfiere. Le idee per gli articoli nascono grazie al confronto di persona tra sbandieratori e grazie a un gruppo WhatsApp dedicato allo scopo. La piattaforma di Dropbox ci permette di raccogliere in un unico luogo tutti i testi e di strutturare al meglio il successivo numero in uscita, compresa l’attività di caccia al refuso. Fino a oggi Romano si è occupato nella quasi totalità dei numeri dell’impaginazione, sempre con successo. Infine, dopo la stampa, i numeri vengono consegnati a mano agli sbandieratori durante gli allenamenti o altre occasioni e inviati tramite posta direttamente a casa di tutti i soci dell’Associazione. Ebbene sì, essere soci ha anche dei bei vantaggi! Dopo la stampa, ogni testo pubblicato nella rivista cartacea trova seconda vita nel sito dell’Alfiere.online, con una navigazione che ne semplifica anche la consultazione. Invece, sul sito internet dedicato alla rivista Calameo.com è possibile trovare la copia anastatica digitalizzata di ogni numero, da leggere come se si stesse fogliando la rivista. Divenuto informatizzato, il link per la lettura viene poi inviato a chi ha curato il testo, nonché spesso rilanciato con successo sui social.  Per un periodo molto particolare della storia recente la rivista L’Alfiere ha (tristemente) rappresentato anche una delle uniche attività dell’Associazione. Infatti, per numerosi mesi, negli anni del 2020 e 2021, gli sbandieratori non si sono potuti né allenare, né esibire e i numeri della rivista spediti a casa dei soci sono stati l’unico legame fisico tra gli appartenenti all’associazione e una delle modalità per poter comunque promuovere Arezzo e la tradizione della bandiera. In particolare, la copertina del primo numero del 2021, si limitava a dire “A presto” e proporre un’immagine del Saracino che sarebbe presto tornato e venne inviato insieme ad una speranzosa lettera del Presidente Giovanni Bonacci che terminava “Con l’augurio di presto rivederci”.  A proposito di copertine, molte delle quali trovate tra le pagine del presente articolo, si riporta una statistica interessante. Le persone apparse per più volte nelle copertine della rivista sono: Daniele Serboli, Riccardo Soldani, Lorenzo Piazza, Roberto Vestrini, Romano Vestrini, Yuri Cacchiani, Lorenzo Mazzi e Carlo Lobina. Per la bellezza delle foto si cita anche il due volte in copertina Massimo De Lucia con lo stendardo in occasione del Saracino.

Infine, una nota personale. Per quanto riguarda la mia esperienza con L’Alfiere, ricordo con grande piacere il momento nel quale Romano e Daniele, credo dopo un’assemblea dei soci, mi proposero di scrivere per il futuro giornalino degli Sbandieratori. Accettai subito e, ad oggi, si contano più di 80 testi scritti o curati da me, alcuni dei quali vado molto fiero e altri che giustamente raccontano come la rivista, anche contenutisticamente, è migliorata nel tempo. Non nascondo, inoltre, di aver utilizzato la scusa dell’articolo su L’Alfiere per incontri che forse, diversamente, non mi sarebbero stati possibili, penso al Theatrum Mundi, a Rondine cittadella della Pace, al collezionista filatelico Ferdinando Tocci, all’enigmista Giorgio Dendi, Alessandro Gori, Andrea Bertocci, Diego Nicchi, Marco Nicola, Giuliano Terenzi, Agnese Nocenti e Fabiana Peruzzi, alla già citata Natalia Cangi e a mia moglie… Per me L’Alfiere fu anche galeotto! Nel numero di marzo 2020 uscì un mio articolo dedicato ad una sbandieratrice della Compagnia dell’Orso di Pistoia che si era trasferita per lavoro ad Arezzo e per la quale la passione per il proprio gruppo storico era tale da venire a frequentare con le proprie bandiere alcuni nostri allenamenti, così da restare in forma per le sue trasferte pistoiesi. Gli allenamenti funzionarono perché ancora oggi Chiara è un membro della Compagnia dell’Orso…e funzionò anche il mio articolo.

da “L’Alfiere” – n. III – 2026, pagg. 14-15

Lorenzo Diozzi