Roberto Ridolfi, per tutti il Berto, ha effettuato il suo ultimo scambio ed ora segue la bandiera in alto nel cielo. Raggiunge altri sbandieratori che lo hanno preceduto e sicuramente, pur in qualche maniera astenendosi, di fatto starà preparando qualche saggio o movimento a favore delle stelle.

Il Berto era uno dei primi, dei primissimi anzi. Era a Liverpool nel 1960 insieme agli altri 7 alfieri – due per ogni quartiere – in occasione della “trasferta” della delegazione della Giostra del Saracino oltre Manica.

E fu uno dei primi sedici, selezionati e scelti dal Professore Vittorio Dini, per formare nel 1960 la prima squadra di quello che diventerà il Gruppo Sbandieratori della Città di Arezzo.

Roberto Ridolfi in occasione del Cinquantennale del Gruppo (2010)

Appassionato, genuino, leale, diventò presto uno dei collaboratori più stretti del Direttore Tecnico. Impareggiabile e indimenticabile il suo ruolo di “maganziniere”, così come irripetibile il suo “nonchalance” di fronte agli scherzi, alle prese in giro – sempre affettuose, amorevoli, mai sgarbate o volgari – che gli altri componenti del Gruppo gli propinavano in continuazione.

E poi c’è la storia con Rita: sì, Rita Hopkinson, la giovanissima ragazza inglese che nel 1962 lo incontrò e si innamorò di quel “bel moro” scambiato con un “tomorrow” che lo seguì in Italia e con la quale ha condiviso la vita, gli affetti, le figlie e che lo ha amorevolmente accompagnato e seguito fino ai suoi ultimi giorni.

Buon vento, amico nostro.

da “L’Alfiere” – n. II – 2026, pag. 16

Sergio Rossi