Eccellenza, ci può raccontare un po’ di Lei? Dove è nato, la Sua formazione, il percorso personale e spirituale che lo ha portato ad essere nominato Vescovo?

Sono nato a Pavia nell’agosto del 1967, dove ho conseguito la maturità in Ragioneria al mio paese, Binasco. Ho frequentato la parrocchia, poi l’oratorio e successivamente il Seminario Diocesano a Pavia. Nel 1992 sono stato ordinato presbitero e il 9 dicembre 2015 vescovo nella Cattedrale di Pavia.

Lei è Vescovo di Arezzo dal 2022, ormai un periodo che le consente di aver conosciuto Arezzo. Come ha trovato la nostra Città? Cosa lo ha colpito di più?

Ho trovato e trovo tuttora una città vitale, accogliente, con tanta voglia di fare. Traspare però qualche preoccupazione per il mondo del lavoro, per il benessere dei cittadini e questo lo rilevo nei miei incontri frequenti e molto partecipati con gli imprenditori, con i lavoratori, con le categorie economiche e sociali.

Il Vescovo Migliavacca durante l’Offerta dei Ceri al Beato Gregorio X

La Verna, Cortona e Arezzo stessa sono luoghi particolarmente legati a S. Francesco, di cui quest’anno si celebrano gli ottocento anni dalla morte e testimoniano la vicinanza del Santo alla città. Che sensazioni le suggeriscono questi richiami?

Senza ombra di dubbio questi luoghi evocano una tradizione spirituale e culturale molto forte. Sono i luoghi di S. Francesco, la sua vocazione, la sua spiritualità e cultura e anche il bene che ha fatto, e la bellezza del suo donarsi.

Eccellenza, ho cercato qualche informazione in preparazione a questo incontro ed ho letto che Lei è stato nominato Moderatore del Tribunale Ecclesiastico Regionale Etrusco. In cosa consiste questo incarico?

Il Tribunale Ecclesiastico Regionale Etrusco, organismo unitario per le Diocesi Toscane è il luogo dove vengono esaminati e discussi i processi di nullità matrimoniale ed anche alcuni processi relativi a reati ecclesiastici. Il Moderatore ha il compito di portare e rappresentare l’attenzione dei Vescovi al lavoro del Tribunale e svolgere le funzioni che gli attribuisce il regolamento.

La Chiesa Aretina e la Giostra del Saracino. Donazione dei Ceri al Beato Gregorio. Celebrazioni per la Madonna del Conforto. Dedica della Giostra del 6 settembre p.v. ai 750 anni del Conclave che si tenne ad Arezzo e tanto altro. Tutto questo anche grazie all’impegno infaticabile e prezioso del parroco di S. Maria della Pieve, Don Alvaro Bardelli. Cosa rappresenta questo legame così forte e radicato?

Questo legame così forte con la Giostra del Saracino nasce dalla voglia, ma anche dalla necessità di un arricchimento reciproco, di una integrazione quasi naturale fra la passione, il colore, la gioia della Festa. La Giostra – gli aretini lo sanno bene – è la manifestazione più famosa ed importante per la città di Arezzo e vi partecipano soprattutto tanti giovani che la vivono e la animano. Mi sembra naturale questo accostamento e questa comunione di intenti e di partecipazione condivisa, di cui anche io sono molto convinto e sostenitore.

Il Vescovo Migliavacca con gli Sbandieratori durante la cena propiziatoria di giugno 2025

Abbiamo un ricordo, come Associazione Sbandieratori, prima di una edizione della Giostra del Saracino, di un incontro che Lei ha avuto con alcuni nostri ragazzi e un simpatico siparietto in un locale cittadino. Che significato dà a queste presenze così concrete e reali, vicine, in mezzo alla gente e immerse nel clima di festa di quelle giornate precedenti alla Giostra?

Ricordo l’episodio. Quella circostanza era legata, come dicevo prima, a questa vicinanza fra la Chiesa, la mia persona e la Giostra del Saracino. Però quello che mi preme sottolineare è come gli incontri, i contatti, spesso occasionali e spontanei, in mezzo alla gente, nelle strade, nella quotidianità, rappresentano per me occasioni vere di confronto e di ascolto.

Una ultima domanda, di attualità direi: Cosa risponde ai – pochi per la verità – ma comunque da non sottovalutare, che Le hanno contestato anche in modo sgradevole quand’anche offensivo, la sua presenza alla festa di fine Ramadan della comunità islamica Bengalese?

Ho ben poco da rispondere o controbattere a chi mi ha attaccato per quella iniziativa. Credo fortemente che la Chiesa debba mandare un messaggio di amicizia, ascolto, di servizio. La stessa Parola del Signore custodisce e annuncia un messaggio di accoglienza, integrazione, altruismo. Se ci sarà occasione, ripeterò gesti ed azioni di questo tipo.

da “L’Alfiere” – n. I – 2026, pagg. 14-15

Sergio Rossi