Esistono elementi che sono alla base dell’essenza casentinese: la bellezza di luoghi e di boschi, la bontà dell’aria, la presenza di acqua, i castelli, la tradizione e il forte sentimento di appartenenza degli abitanti. Castel San Niccolò è capace di racchiudere tutte queste caratteristiche. Arrivando da Arezzo è necessario superare la città di Poppi per poi svoltare il proprio viaggio in direzione della strada pensata proprio per unire le comunità di questa zona del Casentino.
La parte bassa della zona, identificata in Strada in Casentino, la prima ad apparire se si arriva in macchina, nasconde dei veri e propri tesori come la Pieve di San Martino a Vado, una chiesa romanica costruita nel XII secolo e che ancora oggi permette di osservare all’interno molti elementi architettonici antichi, affiancati da interventi e ristrutturazioni più recenti nel tempo. Poco lontano dalla chiesa si trova l’interessante Piazza Vittorio Emanuele, un piccolo parco con numerosissime panchine dalle forme più varie e artistiche, alcune inaspettatamente comode. Superando le scuole e la zona sportiva del paese, restando sempre dallo stesso lato del fiume, si giunge nel centro del paese tra altri edifici religiosi e civili, come il palazzo comunale e Piazza Matteotti che ospita le Logge del Grano e l’Oratorio della Visitazione della Madonna. Una scala monumentale invita a intraprendere la via del castello, attraversando il ponte sul torrente. Il rumore dell’acqua accompagna l’atmosfera del paese in ogni momento dell’anno. Infatti, nato da sorgenti poste nella parte alta del crinale del Pratomagno, il torrente Solano vanta una grande e costante portata d’acqua, fino a confluire nell’Arno dopo l’abitato di Strada in Casentino. Il Solano è spesso scenario di pesca alla trota e negli anni ha anche ospitato importati gare e manifestazioni di pesca di carattere internazionale. Superato il ponte sulla destra è presente il parco fluviale delle Fontanelle e la strada si divide tra quella delle automobili e l’ex mulattiera che, attraverso la vitta vegetazione tipica del luogo, accompagna il visitatore a piedi fino alle mura del castello.

Giungendo da lontano è già possibile notare nella fortificazione del castello la torre civica che porta su due lati enormi quadranti di orologi visibili da tutta la vallata. Oltre alla loro grandezza di alcuni metri, i quadranti hanno la particolarità di avere una sola lancetta e solo sei ore segnate. Ogni lancetta, per coprire tutte le ore della giornata deve, infatti, compiere quattro giri completi dell’orologio, rispecchiando ritmi antichi e perduti di suddivisione del giorno, del lavoro e della preghiera. All’interno delle mura si aprono alcuni scorci capaci di unire la vivace flora del Casentino con la pietra delle abitazioni e delle strade. Si segnala in particolare la Podesteria, la Cappella del Crocifisso e il Museo della civiltà castellana. Infine, nel punto più alto si trova il nucleo centrale del castello che nel 1971 fu comprata dal Maestro Giovanni Biondi, il quale, fino alla sua scomparsa nel 2016, si è impegnato nella conservazione del luogo e nella sua promozione. Grazie a lui sono stati individuate alla base della fortificazione delle costruzioni etrusche e moltissimi visitatori hanno avuto la fortuna di ascoltare le storie del castello direttamente da lui. L’opera di Giovanni Biondi non è stata vana e oggi, grazie al nipote e a tanti che lo hanno conosciuto, questa parte del castello continua a essere visitabile. Di particolare interesse, all’interno di questa parte alta del castello, sono i simboli o le figure graffiate e incise nelle pareti delle carceri dalle persone imprigionate e in attesa di scontare la pena. Dal punto di vista storico meritano di essere ricordate la rivolta degli abitanti di Castel San Niccolò e Strada del 1349 contro il Conte del castello Galeotto Novello da Bagno e la figura di Telda, guardia e combattente donna, ultima ad arrendersi al tremendo assedio di Nicolò Piccinino nel 1444 e il cui fantasma ancora si aggira tra le strade e i boschi del castello con il rumore del mantello e degli stivali. Le bellezze e la storia di questa zona del casentino non si fermano a questo castello e, distanti pochi minuti di auto, tra i tanti luoghi, meritano di essere citati il Seminario di Strada, sede del Museo della Pietra lavorata, il paese di Borgo alla Collina, Pagliericcio, Pratalutoli, Prato di Strada e la frazione Cetica, sede di vecchi mulini, resti di un castello, un ponte romanico, la Chiesa di San Michele, il Museo del Carbonaio e la Banca della Memoria e Bagno di Cetica. Tutta la zona, nei vari periodi dell’anno è animata da feste, sagre ed eventi gastronomici, imperdibili dagli amanti del mangiar bene e del turismo lento.

Lo stemma di Castel San Niccolò è stato riconosciuto con decreto del capo del governo del 3 giugno 1929 con la descrizione «D’azzurro, al monte all’italiana di tre cime di verde, movente dalla punta e sormontato da un sole d’oro. Ornamenti esteriori da Comune», il gonfalone, invece, è un drappo di azzurro. La fantasia dello stemma si traduce in un costume di un color azzurro scuro molto elegante con fantasie gialle a raggi di sole presenti sul polso destro, sulla spalla sinistra, a metà del lato destro del busto e nella parte frontale del borsetto. Nella parte sinistra del busto campeggia il simbolo del monte all’italiana con tre cime verdi, sormontato dal sole. Il cappuccio è azzurro con rifiniture geometriche a linee triangolari, mentre è gialla e con la forma del sole la parte che cade su spalle e sul collo, senza prolungarsi sul petto. Rifiniture geometriche sono anche presenti nel bordo finale del costume ed ogni dettaglio è arricchito da passamaneria color oro. La calzamaglia è di colore giallo e color azzurro, divisi tra loro dalle solite fantasie a raggi di sole. La gamba destra è prevalentemente azzurra, viceversa l’altra. Gli stivali neri portano abbellimenti nella parte alta, sempre in fantasia a raggi di sole e di colore opposti rispetto alle gambe della calzamaglia. La bandiera nel tempo ha cambiato disegno, prima era di colore azzurro con gialli monti a tre cime nei quattro angoli e il sole al centro, mentre oggi lo sfondo azzurro ha una fantasia a sole giallo e bianca che promana dall’impugnatura, mentre in alto a destra è presente lo stesso stemma presente nel petto del costume.
In occasione della Giostra del Saracino o di fronte al pubblico non aretino, alcuni costumi dell’Associazione Sbandieratori di Arezzo vengono spesso scambiati per costumi dei quartieri o delle squadre di calcio. Per i suoi colori Castel San Niccolò viene molto spesso associato al quartiere di Porta Santo Spirito. Lo sbandieratore per eccellenza associato al costume è Lorenzo Buracchi che non ha mai nascosto la propria simpatia per il quartiere gialloblù. Il Bura in passato ha anche ricoperto la figura di magazziniere e ha sempre insegnato a trattare i costumi con la cura e il rispetto che meritano tali oggetti, posti a metà tra uno strumento e l’opera d’arte.
Indossato dal Bura (e anche da un Luca Razzolini sempre pronto ad indossarlo), il costume di Castel San Niccolò ha visitato numerosissime piazze nel mondo in centinaia di eventi. A titolo esemplificativo si citano: Arezzo e la Giostra del Saracino, la Valle dei Templi di Agrigento, Francia, Spagna, Germania, Regno Unito, Svizzera, Bosnia ed Erzegovina, Polonia, Romania, Turchia, Russia, Oman, Hong Kong, Sudafrica, Brasile, Stati Uniti d’America.
da “L’Alfiere” – n. I – 2026, pagg. 12-13
Lorenzo Diozzi







