L’Associazione Sbandieratori di Arezzo ha presentato al pubblico in data 9 novembre 2024 il proprio ultimo libro “Bandiere al Vento”, un volume nel quale, tra tantissime fotografie e testi scritti direttamente dai protagonisti, viene narrata l’attività dell’Associazione e l’impegno per promuovere la città di Arezzo e l’arte dello sbandierare. Chi si è occupato della redazione del libro e della raccolta di tutto il materiale fotografico a fine 2023 mi ha chiesto di occuparmi della “parte emozionale”, cogliendo, nelle varie attività del gruppo, alcune frasi, citazioni e parole ricche di significato. All’interno del libro ci sono numerose brevi frasi raccolte da me e ritengo che, affiancate alle giuste fotografie, si tratti di parole capaci di raccontare la passione, l’impegno, il divertimento e l’emozione dello sbandierare. Per varie ragioni di natura editoriale, sono tuttavia numerose anche le parole da me raccolte che non hanno trovato spazio all’interno del libro ma che riescono comunque a raccontare un pezzo dell’Associazione e che, a mio parere, meritano di trovare una pubblicazione tra le colonne della Rivista L’Alfiere con questa serie di articoli.
Un motivo di emozione riguarda il poter girare il mondo con gli Sbandieratori di Arezzo e i ricordi legati alle trasferte:
Matteo Franchi: la trasferta che ho nel cuore è Alcoy in Spagna per la Festa di Mori e Cristiani. Non penso di aver mai visto in vita mia una quantità di persone che osannavano il gruppo, sembrava di essere in un film. La Spagna è sempre la Spagna, gli aneddoti specifici non te li dico, non so se si può…
Federico Nicchi: essere un membro attivo del Gruppo Sbandieratori di Arezzo è un onore e un impegno verso la conservazione di una tradizione antica ed affascinante. Viaggiare, visitare e crescere all’interno di questo gruppo è un’esperienza che va ben oltre all’”arte del maneggiar l’insegna”. Ogni viaggio diventa un’opportunità di apprendimento e scoperta. Visitare luoghi diversi per esibirsi significa immergersi in culture, storie e tradizioni uniche. Ci si connette con la storia e le radici di luoghi lontani, imparando dall’arte e dalla cultura di altri popoli. Fare parte di questo gruppo ha un significato, oltre che culturale, anche di crescita personale. Si apprende il valore della disciplina, della dedizione e del lavoro di squadra. Ci si forma non solo artisticamente, ma anche come persona, imparando il rispetto nei confronti degli altri, a collaborare e a perseguire la perfezione. La perfezione il grado qualificativo più elevato, l’obiettivo che il gruppo sbandieratori si propone mostrando al mondo le proprie coreografie, i propri colori e la propria tradizione viaggiando nei palcoscenici più importanti del mondo. Indossare il costume storico, in rappresentanza dei comuni della città di Arezzo, è come catapultarsi in un’altra epoca. È un momento di trasformazione, dove ci si sente parte della storia stessa. L’emozione che si prova nel portare in piazza una coreografia studiata è un misto nervosismo dovuto alla volontà di esibirsi alla perfezione di fronte al pubblico, di eccitazione nell’indossare il costume e prepararsi all’esibizione generando la consapevolezza di essere parte di qualcosa di speciale e di orgoglio nel rappresentare la tradizione e la cultura del gruppo. Ci si sente parte di qualcosa di più grande di sé stessi, un custode di una tradizione che si mostra al pubblico con passione e impegno. La bellezza di questo momento è nella condivisione: con il pubblico, con i compagni di gruppo e con la storia stessa. Si vive l’arte, si trasmette emozione attraverso movimenti sincronizzati e colorati, e si crea un legame speciale con chi assiste, portando gioia e meraviglia a chi condivide questa esperienza. In definitiva, essere uno sbandieratore del Gruppo Sbandieratori di Arezzo è molto più di una semplice esibizione artistica. È un viaggio attraverso la storia e la cultura, un’esperienza di crescita personale e un’opportunità di condividere emozioni e bellezza con il mondo.
Federico Ginestroni: essere in trasferta con gli sbandieratori non è un semplice viaggiare, non è un semplice andare, è vivere qualcosa con tante persone diverse tra loro che nonostante le differenze di età mostrano l’attaccamento al gruppo e la voglia di rendere il gruppo qualcosa di bello e divertente per tutti. Questo non si prova facendo altri viaggi di gruppo. Mi viene in mente un bell’aneddoto in Spagna nel quale tre generazioni di età differenti di sbandieratori erano tutte a sedere nello stesso tavolo e parlavamo di storia, idee e tanti aspetti del gruppo, in un confronto aperto e volto all’ascolto.
Altro tema importante per gli sbandieratori sono i giovani e le nuove leve. Ho chiesto un commento a chi è giovane adesso e un consiglio a chi giovane lo è già stato.
Massimo Donati: sono molto contento che siano entrate delle nuove leve, e che abbiano creato tra loro dei legami forti, ma che stiano iniziando a vivere il gruppo insieme ai più grandi… o anziani eheh. Al di là delle relazioni sociali penso che il mio compito sia quello di consigliarli al meglio per far sì che migliorino sempre di più nello sbandieramento. Mi rendo conto che a volte sono anche troppo pignolo correggendo spesso un otto un po’ più tagliato, o un lancio storto, corto o lungo. Ma credo che questi ragazzi possano essere il futuro degli sbandieratori e voglio che riescano al meglio. È un motivo di orgoglio per me, e se vogliamo anche di vanto.
Federico Ginestroni: come giovane mi trovo molto bene nel gruppo e con gli altri giovani abbiamo creato un bel legame e ci vediamo anche fuori dagli sbandieratori. Si è creata una vera e propria amicizia, se non fosse per gli sbandieratori non ci saremmo mai conosciuti e questo legame ha un sapore un più. Vedo un grande impegno degli sbandieratori verso noi giovani e verso il Comitato Giovanile. Dovessi dare un consiglio è proprio quello di metterci impegno, perché alla fine il gruppo ti darà molto più di quello che tu dai a lui.
Lorenzo Diozzi: il giovane sbandieratore che è rimasto dentro di me ringrazia tantissimo il gruppo di avergli dato l’opportunità e la difficoltà di essere responsabile. Ho ricevuto la fiducia e sono stato invitato a provare a fare bene. Allenarsi a dovere, prepararsi per una trasferta, essere puntuale, sono tutte responsabilità che sono contento di aver dovuto sostenere e che mi hanno fatto crescere. Lanciare una bandiera ad un compagno che ripone fiducia nel riceverla è solo l’atto finale di un essere cresciuti insieme.
Molti sbandieratori mi hanno anche parlato delle proprie emozioni, delle esperienze fatte con il gruppo e della sensazione del far parte di una Associazione:
Lorenzo Diozzi: a volte si dimentica che l’essere dall’altra parte del mondo ad esibirsi è il punto di arrivo di un’Associazione che riconosce tale atto come proprio fine principale. Ogni fatica della nostra Associazione è mossa al raggiungimento di questo traguardo e far pate di questa realtà è un onore. Non siamo amici che lanciano una bandiera, siamo la volontà di portare la cosa che sappiamo fare meglio nel mondo.
Riccardo Soldani: l’essere soci è una pietra miliare del gruppo, io personalmente ho sempre vissuto con piacere la sede fin dai primi anni e sono sempre stato nel gruppo che ha gestito il circolo. È fondamentale creare aggregazione ed è giusto che una associazione si riconosca nei soci, non solo nel gruppo attivo, ma in tutti i soci sostenitori. Questo permette di preservare tradizioni e di creare una associazione dove le persone possono ritrovarsi, i giovani possono crescere, dove ci sia un luogo nel quale trovarti con gli amici e passare una bella serata. Da parte di tutti serve attenzione per quello che rappresenta la sede sociale, preservarla, mantenerla, perché tutto quello che viene fatto è volontariato e con l’aiuto di tutti dobbiamo fare sì che l’associazione possa andare avanti con i propri mezzi, preservando quello che negli anni è stato creato. L’emozione del vestirsi è particolare e non è facile da descrivere. Per un aretino è un’emozione particolarmente forte. Primo tra tutti lo sfilare tra le strade della città oppure ricordo la prima volta che ho messo piede in Piazza Grande da tamburino. Mi ricordo che era la Giostra in notturna del giugno 2015, noi sbandieratori siamo tra i primi ad entrare, si aprono i cancelli, aspetti che sia il tuo momento. La piazza era gremita di gente ma in quel momento era come non sentire più i suoni: L’adrenalina sale fortissima ma poi come cavalchi la lizza tutto torna ad essere normale. La tenzione c’è sempre, sono tutti lì per guardare te e c’è la paura di sbagliare, di suonare qualcosa in modo sbagliato e farsi sentire, la paura che succeda qualcosa nel saggio delle bandiere e ne risentirebbe tutto il gruppo. Su questo però abbiamo la fortuna di essere un gruppo che non solo sa stare bene insieme ma ha anche qualità e doti tecniche eccellenti e riusciamo sempre a fare la nostra figura. Un’altra emozione degna di nota è quando siamo in giro per il mondo e sfiliamo; i nostri spettacoli vengono apprezzati tantissimo e l’emozione è vedere le persone e i bambini che ti guardano e per loro sei una star, sei qualcuno che si trova dalla parte di là delle transenne rispetto al pubblico, sei qualcosa di inarrivabile come per me erano gli sbandieratori quando da piccolo li vedevo passare e marciare per le strade di Arezzo. È qualcosa di indescrivibile dare gioia ai bambini e vedere il loro sorriso quando vendono lanciare e bandiere e sentirli dire di lanciare ancora. Dico sempre che gli sbandieratori sono diventati per me una seconda famiglia. Ho un legame particolare con il gruppo e so che le persone del gruppo ci saranno sempre per me anche nel momento del bisogno. Per quello che il gruppo fa per me sarò sempre in debito, tanto per le trasferte quanto per le esibizioni più vicine.
da “L’Alfiere” – n. I – 2026, pagg. 10-11
Lorenzo Diozzi







