L’Associazione Sbandieratori di Arezzo ha presentato al pubblico in data 9 novembre 2024 il proprio ultimo libro “Bandiere al Vento”, un volume nel quale, tra tantissime fotografie e testi scritti direttamente dai protagonisti, viene narrata l’attività dell’Associazione e l’impegno per promuovere la città di Arezzo e l’arte dello sbandierare. Chi si è occupato della redazione del libro e della raccolta di tutto il materiale fotografico a fine 2023 mi ha chiesto di occuparmi della “parte emozionale”, cogliendo, nelle varie attività del gruppo, alcune frasi, citazioni e parole ricche di significato. All’interno del libro ci sono numerose brevi frasi raccolte da me e ritengo che, affiancate alle giuste fotografie, si tratti di parole capaci di raccontare la passione, l’impegno, il divertimento e l’emozione dello sbandierare. Per varie ragioni di natura editoriale, sono tuttavia numerose anche le parole da me raccolte che non hanno trovato spazio all’interno del libro ma che riescono comunque a raccontare un pezzo dell’Associazione e che, a mio parere, meritano di trovare una pubblicazione tra le colonne della Rivista L’Alfiere con questa serie di articoli.
Un motivo di emozione riguarda il poter girare il mondo con gli Sbandieratori di Arezzo e i ricordi legati alle trasferte:
Gabriele Mori: faccio parte del gruppo sbandieratori da un anno. La prima cosa che mi sento di dire è che in questo gruppo, così caloroso, non si trovano solamente amicizie con le quali condividere gioie e dolori, ma anche una vera e propria famiglia. Una grande famiglia che ti aiuta a crescere e migliorare non solo sottoforma di sbandieratore e acrobata, e quindi a livello tecnico, ma anche proprio a livello personale e culturale. Pensando agli sbandieratori vengono subito in mente le numerose esibizioni intorno al mondo che facciamo. Non ci sono parole per esprimere cosa si prova andando in trasferta con questa ciurma, si impara sempre qualcosa di nuovo e viene a crearsi un ambiente magico. L’avventura che mi ha colpito di più, fino ad ora, è stata senza dubbio andare ad un festival medievale in Francia. Fu davvero spettacolare la fedeltà con cui ricrearono un villaggio medievale, scarsa igiene e latrine comprese. Questo però non significa che fu brutto, anzi, zecche a parte, fu uno dei viaggi più divertenti che abbia mai fatto.
Leonardo Calcini: sono conosciuto più semplicemente come il “Leo”. Riguardare le foto del passato mi fa l’effetto di rivivere un’epoca abbastanza lontana. I mezzi tecnologici erano diversi, la possibilità di vedere il mondo era molto diversa, io ero un ragazzino molto diverso portato in Sud Africa, in Giappone. Ricordi indelebili. La solita esperienza fatta in proprio o con degli amici che non sono sbandieratori è diversa dall’esperienza con il gruppo. Queste si vede anche dalle piccole trasferte. Stare con il gruppo ha un sapore diverso, lo sto sperimentando io stesso da quando sono rientrato nel gruppo.
Paolo Severi: se Leonardo Calcini è chiamato il Leo, io sono Paolo “il Severino”, per distinguermi dal “Severone” che era mio fratello. Tra tutte le trasferte a cui possiamo pensare, sono passati quasi 35 anni dalla volta di Sasebo in Giappone. Ero giovanissimo e la trasferta durò 52 giorni. Ero dall’altra parte del mondo e quando telefonavo a casa poi andavo a dormire i miei genitori si alzavano. Trascorrere tutti quei giorni con gli amici ci fece diventare quasi una famiglia. Altro ricordo di questa trasferta era l’essere trattato quasi come una star. Facevamo parte di una serie di gruppi con l’obbiettivo di far divertire, di fare spettacolo.
Leo: hai citato le telefonate. Sono un esempio di un’epoca diversa. Servivano le carte telefoniche, dovevamo cambiare gli spicci, dovevamo cambiare i soldi in banca. Si imparava anche a fare le chiamate a carico del destinatario.
Paolo Severi: a proposito delle possibilità che ci ha offerto il gruppo in passato, ricordo un giorno dell’88 in cui il pranzo con i miei genitori venne “disturbato” da questo disgraziato del Leo con la notizia “Si va in Sud Africa”. Oggi è più facile darsi le notizie.
Altro tema importante per gli sbandieratori sono i giovani e le nuove leve. Ho chiesto un commento a chi è giovane adesso e un consiglio a chi giovane lo è già stato.
Riccardo Castrogiovanni: la cosa più bella del gruppo è che in questo momento è pieno di giovani, me compreso, che si danno da fare per rendere famoso e conosciuto il gruppo, tanto che hanno creato un proprio comitato. Mi sono integrato soprattutto grazie alla presenza di miei coetanei, senza non so se ce l’avrei fatta sono onesto. Avere la tessera socio mi dà un grande orgoglio, poiché sento di far parte in modo ufficiale di un gruppo, di aver ottenuto come dici tu un’identità. Mettersi il costume addosso è una sensazione molto bella, poiché è come se te lo sentissi tuo dopo varie volte che lo hai indossato. Essendo un tamburo, la cosa che mi emoziona di più è suonare in pubblico musiche anche nuove provate a lungo, e sentire come vengono bene, grazie ovviamente all’aiuto delle trombe.
Leonardo Calcini: io vedo molto bene le ultime due annate di ingressi. Secondo me molto dipende dal fattore ambientale, come probabilmente in molti campi della vita. Nell’Oggi del gruppo sbandieratori c’è un clima che è perfetto perché i giovani possano emergere e perché i vecchi possano ringiovanire [ride]. Oggi c’è eterogeneità generazionale. Quando capita di andare via in pullman ci sono i ragazzi di quindici anni e le persone di sessanta o sessantacinque e non c’è differenza, a parte che nella carta di identità. Non è sempre stato così, ci sono stati periodi tristemente lunghi nei quali non ci sono stati giovani che siano emersi. Non credo che all’epoca fossero meno abili rispetto a quelli di oggi. Se le condizioni sono buone si da tutti il meglio, non solo nell’Associazione ma nella società e nel mondo in generale. Adesso ho molta fiducia, pur vedendo una gioventù diversa da quella che eravamo noi. Faccio una battuta: quando si entra in palestra spengiamo il telefono.
Paolo Severi: il gruppo ha anche una funzione educativa. I giovani entrano per imparare, per completare un’educazione. Io credo nelle parole del Dissennati quando diceva che il gruppo “è una scuola di vita”. L’Associazione ti permette di vivere esperienze e di imparare a stare insieme, è importante il rapporto che si crea tra il ragazzino e chi ha quasi settanta anni.
Molti sbandieratori mi hanno anche parlato delle proprie emozioni, delle esperienze fatte con il gruppo e della sensazione del far parte di una Associazione:
Hiroshi Farsetti: partecipare come socio agli sbandieratori è bello, alle cene, agli eventi, ti dà la sensazione di essere in una grande famiglia. Indossare il costume e suonare la tromba è una emozione indescrivibile, quando entri in Piazza il cuore si ferma e sale l’adrenalina per dare il massimo e suonare i brani per dare effetto a tutta la coreografia. Non è solo un “impegno” c’è qualcosa di più. Ho passato 6 mesi in Slovacchia dalla mia ragazza e quando sono tornato nell’indossare il costume è stata subito di nuovo una emozione grandissima, anche se era una piccola esibizione.
Jacopo Rossi: essere sbandieratori ed essere in trasferta è la cosa più bella che ci sia. Prima tutta la preparazione ed allenamento e poi l’occasione di andare all’estero, anche per più giorni, penso al Brasile del 2022, sono occasioni per stare tutti insieme, tutto il giorno, e conoscere bene le persone nonostante la differenza di età. Si crea un rapporto che va oltre il semplice stare insieme o il solo sbandierare. Va aggiunta l’opportunità di poter visitare luoghi nuovi da protagonista, anche con quel qualcosa di diverso che ti dà l’essere sbandieratore, conoscere le istituzioni, poter vedere luoghi non accessibili a tutti o far parte in prima persona di una festa ed avere uno sguardo privilegiato sulle situazioni. Far parte di una associazione così vuol dire allenarsi tutto l’anno, vivere la sede, le cene insieme e nel periodo della giostra tutto questo è esaltato. È bello segnarti il lunedì e il venerdì nel calendario per andare agli allenamenti, soprattutto se vivi fuori città per studiare o lavorare e torni apposta per gli sbandieratori, per sentirsi parte di qualcosa, per coltivare qualcosa di differente. Quando nel saracino provi per due settimane di seguito e arrivi a coronare l’impegno con l’esibizione e senti l’applauso del pubblico questo ti rende orgoglioso di rappresentare una città e di vedere i risultati degli sforzi di tutti.
Luca Caneschi: grazie alle ultime iniziative, l’associazione è cresciuta anche dal punto di vista dell’affiatamento tra i vari componenti, parlo di cene, eventi in sede, tombolate… quindi si può essere amici sia dentro che fuori dal gruppo. Parlo per esperienza personale dato che ho legato molto con alcuni membri dell’associazione e spero che anche questi abbiano legato altrettanto con me.
da “L’Alfiere” – n. III – 2025, pagg. 10-11
Lorenzo Diozzi







