Nelle scorse settimane si sono festeggiati a Faenza, nel Rione di Porta delle Chiavi, gli 80 anni di Roberto Patuelli, un autentico mito nel mondo dello sbandieramento italiano ed internazionale. Con un palmares che vanta vittorie nella grande e piccola squadra, nella coppia e nel singolo, Roberto ha interpretato al meglio quella che fu definita “L’arte di maneggiar l’insegna”. A festeggiarlo, insieme a familiari ed amici, c’era anche Claudio Dini, storico sbandieratore del Gruppo di Arezzo, con il quale Roberto ha condiviso sfide memorabili e soprattutto una stima e una amicizia profonde che ancora rimangono intatte a distanza di anni.
Ed è proprio con Claudio e il Direttore di questa rivista, Sergio Rossi, che Patuelli ricorda alcuni frammenti di vita da sbandieratore.
Come è nato il tuo amore per il rione e per la bandiera?
La mia passione per la bandiera è nata con la prima edizione del palio del Niballo, nel 1959, a cui partecipai come assistente corteo.
Qualche anno dopo mi fu chiesto di provare a sbandierare, dal professor Massari Giovanni. Già nel 1962 feci un’uscita in Olanda assieme agli altri rioni e nel 1964 fu organizzata la prima gara a coppie istituita dal comitato Palio nella serata dei giuramenti dei cavalieri per la corsa del Palio.
Che posto ha occupato e occupa la bandiera nella tua vita?
La bandiera è stata la mia vita, credo di aver fatto qualcosa di buono per il mio rione e per tanti ragazzi che col tempo si sono avvicinati al gioco della bandiera promuovendo la nascita di un gruppo coeso, legato da tante amicizie tra le persone. Ancora oggi, a distanza di tanti anni, ho ancora la bandiera nel cuore, seguo i giovani e il gruppo tutto l’anno.
I “Giochi della Bandiera” ci hanno fatto conoscere, quali ricordi ti sono rimasti più impressi di quegli anni di gare?
Quando col tempo sono arrivati i giochi della bandiera ho conosciuto tutti i gruppi d’Italia e ho avuto modo di confrontarmi nelle varie categorie. Ho un ricordo del mondiale di Bologna dove nella categoria del singolo ci fu una gara “tiratissima” con l’amico Dini Claudio di Arezzo che non dimenticherò mai (ancora oggi quando ci sentiamo ne parliamo con tanto rispetto e simpatia). Io ho vinto i campionati italiani in tutte le specialità ma la parte più bella del ricordo riguarda la nostra complicità.
I rapporti tra Arezzo e Faenza sono sempre stati positivi?
Fra le due città c’è sempre stato un ottimo rapporto di rispetto, entrambe sono due città di Palio e condividiamo molto, inoltre i cavalieri faentini hanno corso tante giostre ad Arezzo: tutto questo ha fatto crescere la nostra amicizia.
Mi puoi comunque dire come gli Sbandieratori Faentini vedono gli Sbandieratori di Arezzo?
Come vedono i faentini gli sbandieratori di Arezzo? Mi sembra che i faentini abbiano molto rispetto per gli altri sbandieratori aretini, nonostante non sappiano molto sul passato: molti non sanno che certi personaggi (vedi Vittorio Dini) hanno dato il via alla nascita della federazione sbandieratori.
Oggi ai giovani in generale non interessa molto del passato ed è difficile spiegare tutto quello che sta alle spalle della situazione presente. Per me invece è molto importante trasmettere tutto ciò che è stato e cerco sempre di spiegare che questo gruppo ha fatto la storia. Sono fiero di poter dire che alcuni sono molto interessati e che se c’è l’occasione riguardano con piacere alle figure di ieri.
Come ti sembra l’attuale impostazione dei “giochi”?
Parlando dei giochi…mi servirebbe un libro per scrivere tutto! Purtroppo devo dire che non condivido niente, senza vergogna! La bandiera è la mia vita, ma questo sistema non fa per me, mi sembra che stia andando tutto allo sfascio, poche le cose positive, solo che i gruppi non se ne rendono conto: bandiere piccolissime, categorie con troppe bandiere, appiattimento degli esercizi, regolamenti che cambiano continuamente, poca qualità, sempre per colpa del regolamento.
Grazie per questa intervista; un saluto e un abbraccio a tutta Arezzo.
da “L’Alfiere” – n. III – 2025, pagg. 8-9
Sergio Rossi, Claudio Dini







