Percorrendo la strada che porta da Arezzo al Casentino, dopo solo qualche minuto dalla partenza, la vallata si apre con una grande statua che rappresenta il Giano Bifronte, posta a fianco di una rotonda, proprio nel territorio di Subbiano e realizzata dell’artista Alessandro Marrone in collaborazione con l’Associazione “La Cornucopia”. Il dio Giano nella tradizione romana era spesso raffigurato con due facce poste una dietro l’altra o, addirittura, con quattro, poste tutte in direzioni differenti. Giano è il dio degli inizi e l’etimologia stessa del suo nome è legato ad antiche parole che significano “andare”, ma anche “porta” e “passaggio”. Non è insolita, quindi, la sua presenza all’inizio di una strada dalla quale comincia una valle e numerose sono le raffigurazioni in Italia di Giano su soglie, dentro gli archi e sopra i ponti o gli utilizzi antichi dell’immagine per proteggere l’inizio di nuove imprese o aprire le processioni religiose. Lo stesso mese di gennaio, il primo dell’anno, per lo stesso motivo, prima nel 713 a.C. e poi nel 46 a.C., è stato dedicato al dio Giano.

Lo stemma del Comune di Subbiano

Nel mito la divinità viene raccontata come primo re di una città posta (ovviamente) sul Gianicolo, la cui grande ospitalità venne ripagata da Saturno con il dono di poter osservare il passato e il futuro. Da questa abilità nasce la rappresentazione di Giano come bifronte, con un volto proiettato verso il futuro, spesso rappresentato come un uomo più giovane e con un altro volto verso il passato, rappresentato come un uomo anziano. Il fascino indubbio di questa rappresentazione si presta anche a numerose interpretazioni circa i concetti di inizio e di transizione e sulla necessità di trovare un equilibrio tra la tradizione e lo slancio verso il futuro, tanto per poter ben intraprendere un’impresa, quanto per potersi godere a pieno il momento presente. Riprendendo la descrizione della statua presente a Subbiano, caratteristica importante dell’opera è quella di avere il volto giovane rivolto verso il Casentino, con l’augurio per la vallata di affrontare e vincere le sfide dell’epoca contemporanea e future.

La presenza di Giano nella tradizione romana e poi italiana si ritrova anche in numerosi toponomastici, in città come Avezzano e Vezzano (Ave Jane), Camposano (Campus Iani) e la nostra aretina Subbiano (Sub Janum condita, fondata sotto Giano, seppure vi sia anche un’ulteriore interpretazione che lega la città al nome romano Sevius).

La città di Subbiano, inoltre, presenta riferimenti alla divinità anche nel proprio stemma e nel gonfalone comunale che, concessi con decreto del Presidente della Repubblica del 19 luglio 1986, così vengono descritti: «D’oro, al Giano bifronte di carnagione, con la figura a destra in età giovanile, capelluta di castano al naturale, e con quella a sinistra in età avanzata, capelluta e barbuta di grigio al naturale». Ma la bellezza della città di Subbiano non si ferma al proprio stemma e, anzi, si tratta di una delle bellissime città del Casentino che ospita antichissime architetture religiose e vari castelli, quello del centro, quello di Valenzano e quello di Castelnuovo. Anche dal punto di vista naturalistico la città offre le meraviglie del Casentino, con il proprio lungo fiume e con parte dell’Alpe di Catenaia, ricca di storia e sentieri per passeggiate.

Come sempre succede nel nostro magazzino, la bellezza dei territori e degli stemmi non può che riversarsi in bellissime bandiere. Il costume di Subbiano si compone di un’elegantissima figura di sbandieratore a sfondo nero (calzamaglia e costume) con il costume ed il cappuccio bordati e rifiniti con passamaneria ed inserti color oro. Il cappuccio, in particolare, sempre di colore nero, fa calare sul petto lo stemma comunale con il Giano bifronte posto su campo giallo. Completano il costume la cintura in pelle con fibbia dorata e gli stivali in pelle nera con rifinitura dorata posta in alto. La bandiera riecheggia il costume e si compone di due estremità di colori differenti (bifronti), giallo e nero, le quali allungandosi con raggi perpendicolari, si incontrano e intrecciano al centro, luogo nel quale campeggia anche lo stemma del Giano.

Il vecchio costume del Comune di Subbiano, indossato da Daniele Serboli

Nei numerosi decenni di attività dell’Associazione Sbandieratori di Arezzo, la storia del costume è segnata da importanti cambi di stile. Il primissimo costume di Subbiano, solo leggermente diverso da quello odierno, era caratterizzato da calzamaglia nera, un busto di color giallo e un cappuccio nero che cadeva sul petto con un semicerchio con il simbolo del comune. Tuttavia, prima di giungere ai colori di oggi, c’è stato un costume intermedio che presentava caratteristiche molto differenti. Il busto e il cappuccio avevano una divisione a metà con il colore rosso (a destra) e il colore blu (a sinistra). Sempre sul busto era presente una ampia pazienza di colore giallo che riportava anche il simbolo del Giano. Il costume era rifinito da passamaneria dorata e la calzamaglia riportava i colori rosso e blu ma in modo opposto rispetto al busto. Questa versione più colorata del costume è stata indossata per oltre un decennio da Daniele Serboli in numerose parti del mondo: Italia, Svizzera, Spagna, Germania, Francia, Russia, Romania, Corea del Sud, Hong Kong.

Il costume di oggi è, invece, legato alla figura dello sbandieratore Lorenzo Mazzi, che ha portato i colori di Subbiano in molti luoghi del mondo. Si citano come esempio gli immancabili appuntamenti della Giostra del Saracino e i numerosi impegni in Italia e all’estero: Città del Vaticano, Germania, Spagna, Francia, Svizzera, Monaco, Paesi Bassi, Austria, Slovenia, Bosnia ed Erzegovina, Croazia, Romania, Russia, Turchia, Armenia e alle più lontane Argentina, Brasile.

La presenza nello stemma di un volto giovane ed un volto anziano si potrebbe prestare, in chiusura dell’articolo, a numerose battute sui capelli di chi ha indossato il costume, passati dal castano al bianco. Ma per rispetto ci si limita a segnalare come tutta l’Associazione Sbandieratori di Arezzo si fondi nel messaggio del Giano Bifronte e nella necessità di raccogliere la tradizione del passato e saperla mostrare con orgoglio anche nelle sfide del presente e del futuro.

da “L’Alfiere” – n. IV – 2025, pagg. 12-13

Lorenzo Diozzi