Tra gli Sbandieratori di Arezzo e Pistoia esiste già da tempo un forte rapporto di collaborazione per le esibizioni presso Badia a Pacciana e per la festa di Pistoia Medioevo, organizzata ogni anno dalla Compagnia dell’Orso di Pistoia. La “Compa” come viene chiamata dai suoi poderosi appartenenti è un gruppo rievocazione storica, fondato nel 2002, che si compone di musici, sbandieratori, armati, arcieri e un proprio corteo storico, spesso anche con tende, bancarelle e un vero e proprio villaggio medievale.
Se Arezzo ha le sue due Giostre del Saracino, Pistoia ha il mese del “luglio jacobeo”. La città, infatti, ha come patrono San Jacopo, il santo la cui tomba è divenuta meta di grandi pellegrinaggi presso Santiago di Compostela. Pistoia e il Santo sono tradizionalmente legati fin dall’anno 866, quando la città lo elesse a patrono per ringraziare per la salvezza da attacchi nemici saraceni ed è anche forte il legame tra i pistoiesi, il pellegrinaggio e l’ospitalità. Il giorno del patrono è il 25 di luglio e questo ha portato a concentrare nel mese estivo moltissimi eventi cari alla città, alcuni dai connotati religiosi come la ricorrenza del patrono, altri dai connotati più laici come la Giostra dell’Orso e il Pistoia Blues Festival e altri ancora dai connotati misti come la Processione storica e la Vestizione di San Jacopo. In questa ultima occasione la statua su cui viene messo il mantello si trova nel tetto del Duomo della città ad alcune decine di metri da terra e la vestizione viene operata dai Vigili del Fuoco con un proprio camion tecnico munito di lunghissima scala, tra i suoni di trombe e tamburi e lanci di bandiera della Compagnia dell’Orso. La tradizione della vestizione viene da un episodio leggendario della vita del santo, il quale promise di pagare i propri debiti all’arrivo del caldo e venne visto indossare un mantello di lana per difendersi dalle basse (a suo dire) temperature dell’estate.

Nel giorno del patrono, Pistoia festeggia San Jacopo fin dal XIII secolo con giostre e palii dai regolamenti differenti, con la corsa su rettilineo o in tondo, che trovano la loro attuale veste nella riedizione moderna della Giostra dell’Orso dal 1947 al 1957 e poi dal 1975. La simbologia dell’Orso ricorre spesso per la città e il riferimento è al micco, un orso di piccola taglia anticamente presente nelle montagne di Pistoia e presente nello stemma cittadino insieme allo scudo a scacchi argento e rossi. Oltre alla Giostra e alla Compagnia dell’Orso sono numerosi i riferimenti al micco per le strade cittadine, come le statue presenti in comune o in Piazza Gavinana e il logo della squadra di serie A del Pistoia Basket.
Se Arezzo ha quattro quartieri, Pistoia ha quattro rioni: Cervo bianco (bianco-verde), Drago (rosso-verde), Grifone (bianco-rosso) e Leon d’oro (oro-rosso). Partecipando alla vita pistoiese nei giorni precedenti alla Giostra ho notato che, nonostante le attività presenti in tutto l’anno e ai tornei sportivi tra rioni, la vita associativa del rionale è meno totalizzante di quella dei nostri quartieristi e non esiste nemmeno una cena propiziatoria come la intendiamo tra le mura aretine.
Altra differenza è l’organizzazione della piazza. La Giostra dell’Orso si svolge in Piazza del Duomo, ha una pista tonda, nel cui centro avvengono ben quattro esibizioni della Compagnia dell’Orso con bandiere, musiche, scontri tra armati e frecce saettanti.
Sul bordo della pista tonda è costruita una staccionata di sicurezza in metallo molto alta, dietro la quale, a soli pochi centimetri dai cavalli in corsa, trova posto il pubblico in piedi e dietro ancora trovano posto gli spalti nei quali si siedono pubblico e rionali più accaniti.
Neppure entrando nella nostra Piazza Grande durante il Saracino come sbandieratore sono mai stato tanto vicino ai cavalli sparati nella corsa come mi è invece capitato da pubblico della Giostra pistoiese, né mi era mai capitato di ricevere in faccia la rena alzata dagli zoccoli o di sentire tremare la terra per la potenza dell’animale.
Il giorno della Giostra dell’Orso il corteo storico percorre le strade del centro e in questa occasione mi è capitato di notare alcuni poster e alcuni manifestanti impegnati nella difesa dei diritti degli animali. L’incolumità dei cavalli è sempre stato un tema importante a Pistoia e nel 2014, dopo una edizione della Giostra letale per due cavalli e l’interruzione per un’edizione, è stato anche introdotto un regolamento per rallentare e rendere più sicure le corse.
Se Arezzo ha il Buratto, Pistoia ha due Orsi che reggono un piccolo bersaglio. Nella pista tonda corrono in tornate due cavalieri alla volta e, dopo alcuni giri liberi utili a capire l’avversario e ad intimorirlo, una volta raggiunta la propria linea di partenza e avuta l’autorizzazione per correre, l’obiettivo è quello di percorrere per due volte il cerchio più velocemente dell’avversario (senza raggiungerlo mai data la forma della pista) e per due volte colpire il bersaglio dell’Orso: un punto per ogni bersaglio colpito; un punto premio al cavaliere che ha colpito il bersaglio per entrambi i 2 giri della tornata arrivando primo al secondo giro. Durante le tornate ci sono alcune interruzioni, alcune di natura tecnica, per sistemare il fondo della pista al fine di assicurare la sicurezza per chi corre e alcune di natura artistica, con le esibizioni della Compagnia dell’Orso.

Aiutati dall’araldo pistoiese è possibile seguire il punteggio e, alle ultime tornate, è già possibile iniziare a calcolare il risultato che può portare un rione alla vittoria. Nelle edizioni alle quali ho assistito, per rendere più simpatica la mia partecipazione, mi sono scelto un rione del cuore e mi sono posizionato tra le fila del Cervo bianco (su suggerimento di mia moglie che durante l’evento si trova in piazza con la Compagnia dell’Orso). In una delle mie partecipazioni ero posizionato così tanto bene nel pubblico che sono anche finito nel giornale locale con una foto che ritraeva i cavalieri vincitori del Cervo bianco in mezzo ai più calorosi sostenitori.
Nella gara ho osservato alcuni “sfottò” tra il pubblico e tra cavalieri e pubblico, senza mai sfociare però in manifestazioni di rabbia o violenza, forse complice anche il fatto che le tribune dedicate ai rionali non si trovano immediatamente sotto la pista e sono tra loro divise per colori di appartenenza.
Se Arezzo ha la Lancia D’Oro, Pistoia ha come premio il Palio e lo Speron d’oro, quest’ultimo un riconoscimento per il giostratore che, prescindendo dal rione vincitore, abbia ottenuto nella manifestazione il maggior punteggio personale con il miglior tempo.
Da ultimo merita di essere ricordata l’edizione della Giostra dell’Orso del 9 settembre 1956, nella quale vinse il Rione del Cervo Bianco con il punteggio di 24 punti, mai registrato così alto fino allora, anche grazie alla presenza del cavaliere aretino Donato Gallorini, ad Arezzo noto come Donatino, leggendario giostratore dalle innumerevoli partecipazioni e vittorie anche nel Saracino.
Da aretino e da appassionato di Saracino, l’assistere alle tradizionali manifestazioni storiche altrui è una pratica che consiglio, un po’ per perdersi e un po’ per riconoscersi.
da “L’Alfiere” – n. IV – 2025, pagg. 14-15
Lorenzo Diozzi







