Benedire cavalli e cavalieri e ringraziare il Signore per la vittoria del proprio quartiere è un gesto che nel tempo ha preso piede e ha coinvolto più o meno devotamente molti quartieristi.
Si hanno notizie della prima benedizione dei giostratori già dalla prima edizione dell’epoca contemporanea, ovvero nel 1931. Si racconta che gli allora rioni si recarono sul sagrato della Cattedrale per ricevere la benedizione dall’allora parroco Pietro Severi.
Il programma giostresco prevede inizialmente la benedizione dei cavalieri e degli armati nella chiesa del proprio quartiere. Il rituale e le formule usate cambiano da quartiere a quartiere tranne per la comune formula di augurio “andate e tornate vincitori”. Successivamente il quartiere insieme agli altri raggiunge il sagrato del Duomo per ricevere la benedizione rivolta a tutta la Giostra impartita dal Vescovo o da un suo sostituto in caso di assenza, come ad esempio il mitico Don Alvaro.
Nel corso del ‘900, grazie ai filmati dell’istituto LUCE e di altri soggetti, sappiamo che molti vescovi si sono susseguiti nella celebrazione del rito, primo fra tutti Don Pietro Severi nel 1931 poi i vescovi Mignone, Cioli, D’Ascenzi, Carraro, Bassetti, Fontana ed infine Migliavacca, quest’ultimo arrivato in città da tre anni ma da subito attratto da questa bella manifestazione e desideroso di conoscerla sempre di più.
Il rituale della benedizione alla Giostra da parte del vescovo per molti anni non ha seguito uno schema o delle formule particolari ben definite. Solamente tra la fine degli anni Novanta e il 2000 viene redatta la formula di benedizione che tutt’oggi viene proclamata.

Altra cerimonia non meno importante è il Te Deum di ringraziamento che si svolge in Cattedrale oppure nella chiesa del quartiere vincitore che per l’occasione sfila insieme ai Musici della Giostra verso la chiesa seguito da dei quartieristi che recano ognuno una delle lance d’oro vinte nel corso del tempo. Per l’occasione viene celebrata una messa o un semplice rito di ringraziamento accompagnati dall’inno del Te Deum laudamus, tipico inno liturgico di lode in prosa ritmica a cori alterni, risalente intorno al IV° secolo.
da “L’Alfiere” – n. IV – 2025, pag. 11
Pietro Mazzeschi







