La colonna infame, chiamata anche “petrone”, celebre strumento di giustizia pubblica, condanna e ludibrio verso i malfattori, presente tutt’oggi nei centri storici di Arezzo, Genova e Bari che ha caratterizzato intere epoche, dal medioevo all’età moderna, e ispirato l’omonima opera manzoniana, è tornata ad abbellire, dopo un intero anno di assenza, la cornice di Piazza Grande.

Colonna infame ornata di bandiere (1940). La croce svetta sopra la sfera apicale. (Archivio storico fotografico aretino)

Ma attenzione, non è la colonna originale, bensì una copia fedele all’originale datata 1932, realizzata grazie al ritrovamento del progetto originale negli archivi della Biblioteca di Arezzo. La colonna originale, a restauro concluso, data la forte fragilità della pietra alle intemperie e al vandalismo, verrà collocata probabilmente nel Palazzo di Fraternita. La copia è già stata collocata il 23 ottobre sul basamento originale, anch’esso oggetto di restauro.

Su un lato della base sono state preservate e conservate le due barre in ferro riportanti gli antichi campioni ufficiali delle misure di lunghezza. Monsignor Tafi nell’opera “Immagine di Arezzo”, cita l’esistenza di una colonna infame sin dal Duecento senza però specificarne il posizionamento. Una fonte artistica locale quale la tela di Giovan Battista Girelli, visibile nel Museo di Fraternita, attesta l’esistenza di una colonna infame già dalla fine del XVII° secolo, posizionata all’angolo della piazza coincidente con la salita verso Piaggia San Martino.

La colonna fu probabilmente rimossa nel corso del XVIII° secolo come testimoniato da un’altra opera, sempre presente all’interno del museo, raffigurante la “Veduta di Piazza Grande” ad opera di Cristoforo di Donato Conti.

Rimozione e spostamento della statua di Ferdinando III° di Lorena (1932). (Archivio storico fotografico aretino)

Facendo un salto al 1822, apprendiamo che sulla parte alta di Piazza Grande fu posta la statua marmorea in stile neoclassico, realizzata dal fiorentino Stefano Ricci raffigurante il Granduca Ferdinando III° di Lorena, oggi collocata in cima alla salita di Piaggia di Murello per far spazio, nel 1932, all’odierna colonna infame in pietra serena e dall’alto fusto culminante con un capitello in stile dorico poggiante su una sfera apicale che in passato sormontava una croce di pietra, oggi scomparsa, della quale rimangono testimonianze video-fotografiche fino al 1992.

Durante le prime edizioni della Giostra del Saracino, la colonna infame era ornata, sotto il capitello, da un anello di ferro con un portabandiera per lato utilizzato per sorreggere le bandiere dei quattro quartieri. Inoltre, dopo vari cambi di postazione, dal 1992 la colonna infame ospita il palco dal quale l’araldo, all’interno della Giostra, scandisce, modulando il tono di voce, i vari momenti e i punteggi.

da “L’Alfiere” – n. IV – 2025, pag. 10

Pietro Mazzeschi