Nel corso del 1800, sul finire del periodo dell’Italia napoleonica, si assiste alla rifioritura delle accademie di stampo illuministico, dopo il periodo turbolento della Rivoluzione Francese. Prima del 1800, Arezzo aveva già una tradizione accademica data dalla presenza delle Accademie dei Trascurati, dei Discordi, degli Oscuri, degli Intenti, degli Ossalici (o dei Licei), dei Furibondi, del Casino dei Nobili, dei Forzati, poi Arcadi, dei Volontari e dell’Accademia Petrarca di Lettere, Arti e Scienze. È il 1804 quando in piazza San Francesco (già Umberto I) ancora illuminata dalle lanterne ad olio, nello storico palazzo Lambardi cominciano a riunirsi personalità rappresentative delle alte classi aretine, tra cui nobili (ad esempio esponenti della famiglia Albergotti), borghesi, professionisti, commercianti, religiosi e impiegati per perseguire scopi culturali e ricreativi trascorrendo il tempo con un “onesto intrattenimento”.

(Fotoclub La Chimera)
A tal proposito viene fondata la Regia Accademia Civica dei Costanti, soprannominata “il Casino dei nobili aretini”, con tanto di statuto, rendicontazione contabile periodica e verbali di riunioni, oggi conservati negli archivi della Soprintendenza. Un vero e proprio circolo ricreativo e culturale, compreso di stanze per la lettura dei giornali politici e scientifici, che portò una ventata di novità all’insegna della promozione e della divulgazione dell’arte in tutte le sue espressioni. Fonti e ricerche locali documentano che l’Accademia ha accolto circa 800 tra nobili, professionisti, commercianti, religiosi e impiegati. Colpisce positivamente l’intuizione avanguardista del signor Costanti di far accedere le donne all’Accademia anche se potevano partecipare solo a balli, giochi di carte o tombola, rappresentazioni teatrali e concerti musicali. L’Accademia si sciolse negli anni successivi all’Unità d’Italia, più precisamente negli anni Ottanta dell’800. Nonostante ciò, l’attività del Caffè andò comunque avanti, cessando la sua vocazione elitaria, divenendo così un vivace locale per tutti. Le Regie Civiche Stanze del Caffè dei Costanti hanno ospitato dall’800 ad oggi, forestieri che alloggiavano presso gli alberghi vicini, diligenze con passeggeri ferme in sosta ed anche diverse personalità di spicco provenienti da ogni ambito culturale tra i quali: il poeta futurista Filippo Tommaso Marinetti (venuto in città nel 1913 per una lettura pubblica delle sue opere rivelatasi un fiasco con tanto di feroce lancio di ortaggi al quale scampò rifugiandosi nel Caffè), scrittori come Edward Morgan Forster e Guido Piovene e il pianista Arturo Benedetti Michelangeli. Infine, è d’obbligo menzionare il fatto che nel 1997 lo slargo adiacente al Caffè dei Costanti fu scelto come ambientazione per alcune riprese del film pluripremiato agli Oscar “La vita è bella” con Roberto Benigni.
Oggi lo storico caffè dopo molteplici cambi di gestione, fallimenti e controversie susseguitesi nei secoli, rimane chiuso dal 2021 ma sembra che il nuovo acquirente abbia già in mente di rialzare le saracinesche molto presto per dare nuova linfa vitale a uno dei simboli di Arezzo che ha visto trascorrere davanti a sé varie epoche, dalla Toscana Granducale all’Unità d’Italia, passando per i giorni nostri.
da “L’Alfiere” – n. III – 2026, pagg. 8-9
Pietro Mazzeschi







