Tra le colonne dell’Alfiere trovano spesso spazio gli approfondimenti sui luoghi e i monumenti della città di Arezzo. In queste pagine ci soffermiamo su una “fotografia satellitare” d’epoca, non scattata tramite sofisticate tecnologie, né consultata sul web, ma dipinta a mano circa 200 anni fa e osservata dal vivo grazie ad una pregiata stampa. Tra le parole dell’articolo, inoltre, vengono inseriti alcuni scatti salienti della mappa per aiutare nella lettura e per portare alla mente i luoghi descritti. La mappa in questione rappresenta la pianta della città di Arezzo del 1830, realizzata in scala 1:2.100 circa (su scala grafica in canne fiorentine) e firmata tramite la dicitura “Daniele Manzini fece”. La stampa rappresenta un’originale pianta manoscritta e acquerellata a colori: il rosso per le costruzioni, il verde per le coltivazioni, i giardini e altro e l’azzurro per le acque. A destra e a sinistra della pianta è presente l’elenco numerico delle principali costruzioni. In basso a destra è rappresentata una veduta della città, all’epoca un prezioso contributo artistico per avere un’idea della città con uno sguardo più ampio della sola rappresentazione di strade e edifici. La specifica riproduzione in consultazione riporta sul fronte anche dei timbri dell’istituto Geografico Militare ed è grande circa 65 cm × 100 cm. Alcune fonti riportano, inoltre, che l’originale della mappa si trova conservata presso il palazzo del Comune di Arezzo. Risulterebbe troppo specifica e poco adatta allo stile dell’articolo la descrizione di ogni singolo edificio disegnato. Pertanto, la descrizione sarà condotta seguendo le curiosità che la pianta suscita sull’osservatore di oggi.

La prima cosa che colpisce è l’azzurro del torrente Castro che attraversa la zona della città bassa, scorrendo dal bastione che ospita oggi la scuola Pio Borri (angolo con Largo Inigo Campioni), fino alla zona chiamata La Parata, in fondo a Via Porta Buia, dove ancora oggi sorge il bastione sulla rotonda di Via Petrarca/Via Baldaccio D’Anghiari. Oggi, invece, il Castro si tuffa sotto la città prima del Largo Inigo Campioni e poi torna visibile, molto più lontano da come disegnato nella mappa del 1830, in Via del Castro all’incrocio tra Via Fiorentina e la ferrovia. Nella mappa si nota come il percorso del fiume già all’epoca fosse coperto all’altezza di Via Garibaldi nella parte compresa tra Via Madonna del Prato e il Corso Italia. Nella mappa Via Garibaldi si chiama Via Sacra e il tratto di strada che anche allora copriva il fiume era Via dello Spedale. La mappa ci ricorda, infatti, che qui sorgeva lo Spedale de Ponti (oggi la Piazzetta Sopra i Ponti). Soffermandosi in questo punto salta all’occhio l’assenza di Via Roma, della rotonda di Piazza Guido Monaco e di Via Petrarca, Infatti, da Via Madonna del Prato e per tutto il perimetro della città dettato dalle mura di Viale Piero della Francesca, tutta la città viene disegnata con un susseguirsi di campi e alberi in una zona rialzata detta Il Poggio, oggi identificabile con la zona del Poggio del Sole. Dall’altro lato si vede come Via Madonna del Prato e il Corso fino a Porta S. Spirito formassero una lunga lingua di costruzioni ed è anche accennata una zona più larga nell’incrocio di strade che oggi forma Piazza San Iacopo. Da questa zona fino al Bastione (oggi) del Cinema Eden e a quello già citato della Pio Borri, la mappa torna a descrivere un seguirsi di campi e alberi, interrotto solamente dalle “Vestigia dell’Antico Anfiteatro”, dalla Chiesa di San Bernando e dal suo convento e dalla Chiesa di S. Agostino.
Rimanendo all’interno della mappa si scopre l’assenza di edifici dove oggi sorgono il palazzo delle Poste e il Teatro Petrarca. Simile particolarità si nota anche tra Via San Lorentino e Via Porta Buia che oggi presentano numerose costruzioni come la sede del Liceo Scientifico, ma che un tempo erano collegate da una zona priva di edifici che ospitava anche un piccolo torrente.
Particolare è il modo in cui è disegnata la Fortezza di Arezzo, la cui parte interna è tutta composta da zone verdi di alberi e prati, molto simile a come appariva fino a 15 anni fa, prima dei lavori che hanno portato alla luce numerose costruzioni comprese al suo interno e organizzato la struttura per come la conosciamo oggi.

Altro dettaglio diverso dall’attuale mappa è l’assenza della strada che passa sotto le mura della Fortezza, oggi rappresentata da Viale Bruno Buozzi. Nell’Arezzo del 1830, infatti, il Viale appariva come una zona priva di costruzioni e con il passaggio impedito dalle mura di cinta della città che oggi possiamo ancora ammirare da Piazza di Porta Crucifera risalendo verso il Prato. Proprio le mura della città sono un elemento della mappa che colpisce perché tutto il centro di Arezzo è rappresentato circoscritto all’interno di un perimetro di mura completamente integro, senza le interruzioni o i vari camuffamenti che le mura e i bastioni hanno subito nel tempo. Sono, invece, edifici riconoscibili tutti i palazzi della parte alta della città e tra queste si riconoscono anche le costruzioni della zona di San Domenico, di Piaggia del Murello, di via San Lorentino e l’attuale via Cavour, la quale, pur in assenza di via Guido Monaco, era all’epoca della mappa già una zona edificata compresa tra la Chiesa di San Francesco e la Chiesa della Badia. Si nota invece benissimo come al tempo della mappa nella zona dell’attuale via Cavour era presente il Collegio e la Chiesa di Sant’Ignazio, ma non l’edificio che oggi compone il liceo classico. Al suo posto, infatti, è disegnato un grande quadrato verde con piccole strade alberate a formare un giardino.
Per quanto riguarda i luoghi cari alla Associazione è possibile riconoscere chiaramente la zona delle Logge Vasari in cui sorge la sede degli sbandieratori. Mentre, come detto, sarebbe impossibile riconoscere la zona del Palazzetto degli allenamenti e tutto il percorso lungo le mura fino a Porta San Clemente. Se pensiamo all’attuale corteo della Giostra del Saracino, percorso caro alla Associazione Sbandieratori di Arezzo, sarebbero stati irriconoscibili, se non addirittura impercorribili, i luoghi nei quali sorgono Via Roma, Piazza Guido Monaco e la zona delle Poste in Via Guido Monaco. Altri tratti del corteo come Borgunto, il Corso e Piazza San Domenico sono rimasti, invece, apparentemente invariati dal tempo della mappa.
È interessante anche andare ad osservare i monumenti che la legenda della mappa offre. Si scopre, infatti, che Piazza Vasari viene indicata come Piazza Grande, che l’attuale Palazzo della Fraternita dei Laici viene indicato come Palazzo del Tribunale che ebbe effettivamente qui sede fino al 2008. Si nota inoltre come l’attuale Palazzo Cavallo, sede del Comune di Arezzo fosse indicato come il “Palazzo della Comunità”. Nella legenda viene, inoltre, indicata come Casa d’uomini Illustri la casa di Guido Monaco nell’edifico accanto al Comune. Seppure attualmente una enorme targa continui a ricordare la circostanza si tende, invece, oggi a collocare altrove la casa del monaco delle note.
Osservare la mappa offre un momento catartico. Alzare gli occhi dalla città come disegnata nel 1830 per poi ritrovarsi a camminare effettivamente tra le strade contemporanee permette di avere una prospettiva storica, tanto dell’antichità di certe nostre costruzioni, quanto della modernità di certi luoghi. Ci sono zone di Arezzo che hanno cambiato volto, altre che, eterne, propongono sempre le stesse pietre, resistendo ai tempi, alle guerre e a mutamenti che nella penna di chi disegnò la mappa nel 1830 non erano neppure immaginabili. Al contempo diverte immaginare la città del 2130, magari sempre con uno spirito e un incanto artistico immutato nel tempo e, perché no, con gli Sbandieratori che si esibiscono per le strade e per le piazze.
da “L’Alfiere” – n. III – 2025, pagg. 2-4
Lorenzo Diozzi







