Il giorno della Giostra del Saracino per l’Associazione Sbandieratori inizia con il ritrovo dei componenti del gruppo attivo presso la Sede di Piazza del Praticino. Ogni sbandieratore ha un proprio modo per raggiungere l’appuntamento e per alcuni questo gesto è diventato un vero rito scaramantico. Io personalmente esco di casa e percorro a piedi via Vittorio Veneto e poi tutto il Corso in una lenta e graduale salita che mi conduce fino in Sede, fiorando solo appena con uno sguardo veloce Piazza Grande. Capita spesso che durante la salita io incontri altri personaggi vestiti con stivali e calzamaglia e che il cammino venga quindi condiviso con altri sbandieratori, sotto lo sguardo stupefatto dei turisti che non hanno idea di cosa realmente li aspetti durante la sfilata. Tutta la città il giorno del Saracino splende di una luce unica e nel mio percorso per raggiungere i compagni passo esattamente in mezzo ai Bastioni del Quartiere di Porta Santo Spirito che per l’occasione emergono tra i giardini e i palazzi come due incrollabili cavalieri pronti per correr giostra.

Tra le colonne cartacee della rivista L’Alfiere e tra gli articoli presenti nel sito dell’Alfiere.online ho raccontato della porta del Quartiere bianco verde e, in attesa di riuscire a scrivere dei simboli di tutti i Quartieri, mi occupo in queste righe proprio dei Bastioni e della Porta di Santo Spirito. Non è un caso che nel giorno della Giostra per arrivare nel cuore della città io debba attraversare i Bastioni. Tali costruzioni infatti sorvegliano tutt’oggi l’accesso che conduce al centro di Arezzo e che storicamente collegava la città alle importanti strade di comunicazione e commercio, utilizzate fin dall’epoca etrusco-romana.

La difesa muraria in questa parte delle città ha subito nel tempo delle notevoli modifiche e spostamenti. Alla fine del 1100 l’ingresso al centro di Arezzo era posizionato nell’attuale incrocio tra il Corso e via Garibaldi, testimoniando già una notevole espansione del territorio cittadino. Nei primi anni del 1300 l’ingresso fu esteso, ben oltre la posizione attuale dei Bastioni, sulla direttrice che unisce via Piave con via Leon Battista Alberti. Secondo alcune fonti il limite delle mura poteva essere ancora più esteso, fino a ricomprendere all’interno della città anche la Chiesa di Sant’Antonio Abate, meglio nota come la Chiesina di Saione. Risulta quasi incredibile pensare che le mura arrivassero quindi ben oltre l’attuale sottopassaggio di via Vittorio Veneto. Proprio nel momento di questa seconda estesa posizione l’ingresso cittadino iniziò a chiamarsi Porta Santo Spirito, prendendo il nome del monastero che sorgeva non lontano dell’attuale sede del Quartiere di Porta Santo Spirito. Dopo la costruzione, l’architettura della porta venne arricchita dall’aggiunta della statua raffigurante la Madonna con il Bambino posizionata sopra l’arco del varco nelle mura.

Nel Cinquecento, sotto il dominio dei Medici, ci fu la costruzione di nuove mura, seguendo nuovi metodi di pensare e costruire le fortificazioni e la Porta di Santo Spirito venne arretrata fino al luogo dove si trovano attualmente i Bastioni. Ad un primo sguardo si stenta oggi ad immaginare una Porta di Santo Spirito perché tra i due Bastioni non è presente una muraglia ma si apre invece una vivace piazza, animata da frequentati bar e dalle attività del Quartiere di Porta Santo Spirito.  A metà degli anni del 1800 in questa zona delle città si sviluppò una nuova costruzione moderna e proiettata verso il futuro che male poteva armonizzarsi con il perimetro storico fatto da mura, porte e bastioni. Per fare posto alla stazione dei treni e alla ferrovia venne infatti deciso l’abbattimento di tutta la cinta muraria alla destra e alla sinistra della Porta di Santo Spirito. La scelta urbanistica permise alla città di aprirsi e svilupparsi con uno slancio inconciliabile con la vetusta idea di edificazione di mura difensive. Quando poi tutto il quartiere di Saione divenne una popolata zona della città si decise di abbattere anche la porta, così da collegare le strade del centro con via Vittorio Veneto. Quando dopo le mura cadde anche la porta venne realizzata la Barriera Vittorio Emanuele II su progetto di Umberto Tavanti che modellò le strutture dei Bastioni come oggi li possiamo ammirare.

Rimane possibile rivivere la presenza della porta recandosi presso il santuario di Santa Maria delle Grazie. Attraversando infatti l’ingresso del santuario si passa sotto l’arco che sorreggeva le pietre di difesa del percorso mediceo. Altro reperto ancora apprezzabile è la statua della Madonna con il Bambino che si è guadagnata la parte alta della città con una sistemazione nell’interno di Palazzo dei Priori, sede del Comune di Arezzo.

I Bastioni oggi presenti hanno un ruolo storico e culturale non inferiore alla precedente porta. Una delle costruzioni è infatti la sede del Quartiere di Porta Santo Spirito, cuore pulsante della vita del Quartiere, dalla cucina del Circolo dei Ghibellini alle stanze nelle quali prendono forma le decisioni strategiche più volte dimostratesi vincenti in Piazza Grande. L’altro bastione invece grazie a splendidi lavori di restauro iniziati nel 2008 è divenuto nel 2013 il museo del Quartiere con una vasta esposizione di costumi, cimeli e Lance d’oro.

da “L’Alfiere” – n. II – 2020, pagg. 14-15